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"Don Franco Battiato"

Il suo album "Il vuoto" è uscito pochi mesi fa, ma già lo si può definire un classico perché raramente Franco Battiato si è ripetuto e, se lo ha fatto, si è trattato di omogeneità, mai di banalità.

di Cesare Orlando (da “Il Quotidiano della Sera” del 27 luglio 2007)

Il suo album “Il vuoto” è uscito pochi mesi fa, ma già lo si può
definire un classico perché raramente Franco Battiato si è ripetuto e,
se lo ha fatto, si è trattato di omogeneità, mai di banalità.
Incontriamo il cantautore catanese in occasione del concerto che
domani terrà alla Cavea dell’Auditorium, alle ore 21.

D - Che spettacolo sarà?

Battiato - Ci saranno tutti i generi che ho praticato, rappresentati
sul palco dal trio Fsc, dal quartetto d’archi e dalle Mab, gruppo
femminile italo-inglese, e ovviamente da Manlio Sgalambro. Sarà tutto
mescolato, con momenti dedicati al “lied”, altri al pop, omaggi a
Fabrizio De André e a Sergio Endrigo.

D - Un suo ricordo di Roma?

Battiato - Beh, ne ho uno che non ho mai raccontato. Roma fu il mio
primo viaggio alla ricerca del sogno di diventare musicista. Avevo 18
anni, camminai moltissimo per raggiungere gli studi della Rca, che
allora si trovavano sulla Tiburtina. Per arrivarci esisteva solo il
tram, poi dovevi farti un bel pezzo a piedi. Fu il primo tuffo nella
possibilità, poi andai a Milano.

D - Anni fa lei cantava: “Non sopporto la new wave italiana, il free
jazz, punk inglese”. Odia ancora le etichette?

Battiato - Le ho sempre odiate, ma quello era uno sfogo sui luoghi
comuni della musica. Non mi sentivo superiore a nessuno, allora come
adesso. Nessuno è superiore a nessun altro. Ho amato anche il punk
inglese, credo che i Sex Pistols abbiano rappresentato un momento
davvero rivoluzionario nella storia della musica, irripetibile.
Avevano appena firmato con la Emi e sfasciarono la sede della casa
discografica, per esprimere la loro ribellione al sistema. Oggi non
potrebbe mai succedere, c’è troppo conformismo. Sui cantanti Luciano
Berio diceva che se avessero potuto, avrebbero venduto la madre per
una rima.

D - Tre definizioni su tre canzoni del nuovo cd. “Il vuoto”?

Battiato - È stato il primo singolo, brano apparentemente aggressivo,
ma in realtà delicato, come “Shock in my town”.

D - “Aspettando l’estate”?

Battiato - Ha una struttura armonica di archi molto raffinata.

D - “I giorni della monotonia”?

Battiato - Qualcuno l’ha già definita l’antitesi de ‘La cura’.
Racconta il crollo di una coppia, di una passione. Già all’inizio del
pezzo si intuisce, con i versi “Gli attimi vissuti intensamente sono
spenti”.

D - Lei ha viaggiato molto. Qual è il suo luogo dell’anima?

Battiato - Credo la mia terra, alla fine è qui che mi sento davvero a
casa. Se uno è nato in Sicilia e si sente a casa in Giappone è giusto
che viva in Giappone. Ma io qui sto bene.

D - Cos’è per lei l’umanità?

Battiato - Dovrebbe rappresentare il riscatto, ma spesso non c’è
differenza tra un uomo e un insetto.

D - La coerenza?

Battiato - La coerenza deve sempre fare i conti con l’intelligenza, ed
è molto rara.

D - La bellezza?

Battiato - Non coincide certamente con l’estetica. Ho conosciuto
persone bruttissime, ma con un’immensa luce interiore.

D - L’arte?

Battiato - In ogni arte c’è l’indiscutibile presenza
dell’ultrasensibile.

D - L’etica?

Battiato - L’etica si è decisamente persa. È fondamentale, necessaria
per vivere, e coincide
con l’ultraterreno.

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