
Anche i primi versi proposti da un Battiato posato e maturo potevano far
presagire un concerto quasi teatrale, dal quale si sarebbe usciti
pesantemente felici di aver ascoltato un vero profeta della musica d’autore
italiana. Povera Italia, presentato come secondo brano della scaletta,
cantato con rassegnata intensità da Battiato, applaudito con altrettanta
rassegnazione sui versi riferiti ai politici nostrani, non poteva che essere
la conferma di questa percezione. Ma evidentemente ventisei album dopo l’esordio,
nonostante l’appassionata considerazione con la quale si cerca di seguire l’infinita
evoluzione di questo artista, anche il più convinto fan non riesce a intuire
che cosa Maestro Franco da Jonia possa cavare dal cappello.
E infatti, ai momenti d’iniziale intimità, dove uno dietro l’altro Battiato
ha snocciolato Un Oceano di Silenzio, La canzone dell’amore preduto, La
Canzone dei vecchi amanti (sulla quale gli è scappato da ridere sbagliando
le parole), ha alternato i brani del suo evidentemente bellissimo ultimo
album, Il vuoto.
A dare corpo alla visionarietà profetica e ispirata di Battiato la genialità
perturbata e cioraniana di Manlio Sgalambro sempre più bello e intenso ad
ogni apparizione pubblica. E poi Carlo Guaitoli al pianoforte, l’immancabile
Angelo Privitera alle tastiere e alla programmazione elettronica, il Nuovo
Quartetto italiano e due stupende sorprese: FSC (Davide Ferrario, voce e
chitarra - Andrea Polato, batteria - Stefano Spallanzani, basso) e le
scatenatissime MAB (Elisabetta Masia, chitarra - Marina Cristofalo,
chitarra - Alice Dionis, voce e basso - Jessica Dionis, batteria). Questi
due ultimi gruppi formati da giovanissimi capaci di esprimere una perizia
tecnica e un’intensità artistica di rara bellezza. Anche e soprattutto per
la loro acerbità che, coniugata alla loro bravura li ha resi prezioso
supporto della voglia di donare che Battiato ha elargito a piene mani al suo
pubblico.
Da I giorni della monotonia il concerto si è rinvigorito presentando un
Battiato nuovo, sereno e pacificato dalla musica che dimostra di saper
governare come un vero Re del Mondo, penetrandola in profondità con la sua
ispirazione. Un vero maestro della soluzione alternativa, capace di
coniugare la lezione dell’elettronica globale con una parola sempre all’altezza,
nel senso e nella melodia. Questo nonostante un sempre più presente senso
dell’abbandono, della lontananza dal mondo e dalle sue infelicità. Battiato
ci guarda da lontano, come un maestro, soffrendo per la nostra condizione di
presente schiavitù dal contingente.
Ecco il senso de Il vuoto, intenso e bellissimo brano che dà il titolo all’album,
ma anche di una luminosa versione di Ruby Thuesday. Ed ecco la riscoperta di
Strani giorni, vaticinio sempre più attuale, dal quale ci si salva solo con
La cura, eseguita con dolcezza e partecipazione uniche. Il tutto presentato
con nuove soluzioni ritmiche che hanno coniugato gli archi del Nuovo
Quartetto, l’elettronica di Privitera, la “cattiveria” delle Mab e degli
FSC: un innovativo tappeto sonoro che ha sostenuto al meglio un instancabile
Battiato. Tra sesso e castità, Shocking in my town, Voglio vederti ballare
prima dei bis cominciati con Cuccurucucù paloma.
Messaggero Veneto

Carla








