
Ad un certo punto le giovin gioviali MAB hanno eseguito un brano dal loro
ultimo album, e dal rock stemperato al miele di Battiato siamo passati a
smitragliate di chitarra e ritmi di batteria ossessivi. La gente era
piuttosto schifata da queste repentina quanto temporanea svolta, mentre io
gioivo come un matto e ridevo guardando le facce disgustate delle signore
ingioiellate al mio lato… meraviglioso.
Ma partiamo dall’inizio: un duo di piano e violoncello ha aperto la serata;
molto bravi entrambi, anche se l’hanno tirata un po’ per le lunghe. Poi è
entrato Franco, s’è seduto su una sedia e ha interpretato tre brani
accompagnato solamente dal pianoforte. Entrato in scena il “Nuovo Quartetto
Italiano” e le suddette MAB, tutti insieme hanno cominciato a sfornare una
serie di capolavori dietro l’altro. L’unico pezzo che veramente avrei tenuto
a sentire e che non hanno eseguito è stato “Il Ballo del Potere”; per il
resto nulla da ridire sulla tracklist (bellissimo il medley finale che ha
unito in pratica tutto “La Voce del Padrone”).
Veramente esilarante è stato l’intervento dell’esimio Professor Manlio
Sgalambro. Il filosofo siciliano ha prima recitato un monologo ispirato ad
una grottesca disavventura di Nietzsche, nella quale si parlava di
escrementi e quanto di più scabroso i borghesucci al mio fianco potessero
immaginare (con evidente sdegno). In seguito, con mia grande e gradita
sorpresa, Manlio s’è cimentato nella rilettura in italiano d’un celebre
pezzo del “Senso della Vita” dei Monty Phyton: “The Galaxy Song”. Sono quasi
sicuro che praticamente nessuno (a parte il sottoscritto e qualche altro,
fortunato eletto) avrà capito di cosa si trattasse… ehehehe. (Anche se ho
potuto notare che su you tube vi sono già i video, quindi i più sprovveduti
si saranno giustamente informati). Certo, in italiano il testo e la musica a
tratti sembravano discordare, ma il finale: “Sperate che nell’universo vi
siano forme di vita intelligente, perché qui non c’è un cazzo di niente” ha
compensato qualsiasi altra mancanza. I grandi classici più o meno ci sono
stati tutti: “L’era del Cinghiale Bianco”, “Prospettiva Newsky”, “Centro di
Gravità Permanente”, “Cuccuruccucu”, “La Cura”, “Voglio Vederti Danzare” ,
“Strani Giorni”, “Povera Patria”, ecc…
Del nuovo album hanno eseguito ovviamente “Il Vuoto”, poi “I Giorni della
Monotonia” “Aspettando L’estate” e “The Game is Over”. Un po’ deluso sono
rimasto per le parti campionate, troppe a parer mio, sia nel Vuoto che in
The Game is Over, ma tutto sommato ci si può benissimo soprassedere. Da
Gommalacca hanno eseguito solo “Shock in my Town”, e solo “Tra Sesso e
Castità” da Dieci Stratagemmi… peccato. Il Nuovo Quartetto Italiano,
comunque (che a giudicare dall’età poi così esordiente non era) ha fatto la
sua degnissima figura. Dopo due bis (quindi un tris), tutto il teatro s’è
alzato in piedi battendo le mani a tempo. Avrei voluto tanto che Franco
facesse qualcosa da “Sulle Corde di Aries” o da “Clic” (impresa ardua) ma
non v’è n’è stato il tempo. Live spettacolare ugualmente. Grande sia Franco
che Manlio… se capitano dalle vostre parti abbiate l’accortezza di non
perderveli.
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Carla








