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Battiato@Traffic Festival -"Articolo tratto da www.kondoria.it"

Ci accingiamo a vivere l’ultima giornata del Traffic Festival torinese. Finalmente, direi: lo stress accumulato in questa quattro giorni outdoor non è poco… “Ampie visioni nel vuoto” è il titolo della serata conclusiva, dedicata espressamente a Franco Battiato il quale, avendo avuto carta bianca, ha scelto i partner da affiancare alla sua esibizione.






di Kosmø Ohm

L'aperitivo al Caffè Vittorio VenetoCi accingiamo a vivere l’ultima giornata del Traffic Festival torinese. Finalmente, direi: lo stress accumulato in questa quattro giorni outdoor non è poco… “Ampie visioni nel vuoto” è il titolo della serata conclusiva, dedicata espressamente a Franco Battiato il quale, avendo avuto carta bianca, ha scelto i partner da affiancare alla sua esibizione.

Ma facciamo un passo indietro: giunti oramai al termine del nostro soggiorno in quel di Torino, decidiamo finalmente di onorare la città visitandola un po’: giro in centro, accurato shopping, la vista mozzafiato dalla Mole Antonelliana, e l’americano-aperitive-dinner al Caffè Vittorio Veneto che ci fa arrivare in zona Pellerina verso le 20: quel tanto che basta per perdere la performance del cantautore jazz-pop Ivan Segreto, secondo le migliori tradizioni kondoriche del “fashionably late”…

Ci rendiamo conto subito della diversità di pubblico rispetto alle giornate precedenti: accanto al giovane popolo dei festivalandi rimasti, ci sono numerose persone un po’ più mature (beh, Battiato è del ’45…), a cui va sommato qualche personaggio dal classico atteggiamento intelletual-sinistroide. Ma tranquilli, vi libero subito da ogni vostra possibile e bislacca strumentalizzazione: infatti, sotto al palco non sventola nessuna bandiera cubana o sandinista. Qui al Traffic è semplicemente accorso il variopinto popolo di Battiato (50.000 or more), pronto per applaudire l’oramai quarantennale carriera dell’artista catanese.
Anthony Hegarty (foto di Alex Astegiano)Come da scaletta, va ora in scena l’esibizione di Antony & The Johnsons: stiamo parlando di Anthony Hegarty, newyorkese d’adozione, che ha conquistato Manhattan con le sue eclettiche performance avant-garde e cabaret. La voce bianca, il suo fare drammatico-introspettivo e l’aspetto ambiguo hanno fatto di Anthony la nuova icona pop transgender. Il live dell’eclettico artista è qualcosa di struggente, coinvolgente, intellettuale: insomma, troppo difficile per la massa… In questo senso l’esibizione è stata indubbiamente appesantita dal brusio di fondo del pubblico e dall’inappropriata location: un teatro sarebbe stato il posto più adatto per le sue intime atmosfere.

Verso le 22 compare finalmente il principale animatore della serata, quel Franco Battiato che voi tutti conoscete e che è giunto a Torino per l’apertura del suo tour 2007 (l’ultima fatica discografica, “Il Vuoto”, risale al febbraio scorso). A dividere il palco con Battiato ci sono Manlio Sgalambro (voce), Carlo Guaitoli (piano), Angelo Privitera (tastiere e console), il Quartetto Italiano (archi), i giovanissimi FSC (gruppo rock) e le MAB, quattro ragazze sarde trapiantate a Londra che fanno un pesantissimo dark-punk. Battiato, raccolta l’iniziale ovazione del pubblico, cosa fa? Si siede su una sedia da vecchia trattoria ed intona “Haiku”, per poi omaggiare De Andrè con “Amore Che Vieni, Amore Che Vai”. L’intensità, l’emozione e la partecipazione del pubblico sale in occasione di “Povera Patria”, una canzone oramai del ‘91 ma con un testo ancora drammaticamente tanto, ma tanto attuale:

Franco Battiato@Traffic (foto di Alex Astegiano)Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere
di gente infame, che non sa cos’è il pudore,
si credono potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore…
ma non vi danno un po’ di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
sì che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un po’ da vivere…
La primavera intanto tarda ad arrivare.

Si passa poi a “La Canzone Dei Vecchi Amanti” e ai pezzi dell’ultimo album, “Il Vuoto”e “The Game Is Over”. Durante il concerto il grande Franco duetta spesso con gli altri artisti presenti sul palco. Davvero memorabile ed inaspettata, a un certo punto, la cover di “Ruby Tuesday” dei Rolling Stones cantata assieme alle MAB. La grandezza di Battiato è forse quella di non mettere in scena solamente uno spettacolo un po’ troppo intellettuale o snob che, vista la sua età e maturità artistica, potrebbe essere dietro l’angolo. Anzi non si risparmia a fare quasi tutti i suoi pezzi più danzerecci e ascoltati, quelli oramai “popolari” visto che ognuno di noi, ne ricorda almeno qualche ritornello. Così Battiato mette in fila, per la gioia di tutti noi, “Strani Giorni”, “La Cura”, “Tra Sesso e Castità”, “L’Era Del Cinghiale Bianco”, “Shock In My Town”, “Cuccurucucu”, “Voglio Vederti Danzare”, “Centro Di Gravità Permanente”. Il tutto si conclude con “La Stagione Dell’Amore” accompagnata dall’appassionato coro dei fedelissimi fans.

Franco Battiato sul megascreen del Traffic (foto Komso Ohm)
Dopo una breve pausa per sistemare nuovamente la strumentazione sul palco (compare la molleggiata tastiera di Boosta), arriva il momento dei Subsonica, che con la loro celeberrima “Disco Labirinto” (forse il loro migliore pezzo, per noi) infiammano il pubblico più giovane. Poi ritorna nuovamente sul palco Franco Battiato ed assieme ai “sonici” interpreta la sua “Up Patriots To Arms” e “Preso Blu”, un pezzo dei Subsonica. Il Maestro lascia definitivamente il palco e i Subsonica intonano “Fetus”, un graditissimo omaggio alla stagione ’72-’78 dell’artista catanese.
Un giudizio su Battiato? Vi lascio con una massima di Hugo Fast carica di significati: “Il potere degenerativo della tv l’ ha dipinto come uno che ha azzeccato la canzoncina di Bandiera Bianca, e non quel grande artista che è sempre stato…”.

Joakim@Jam Club (foto Kosmo Ohm)Finisce così il Torino Traffic Festival? Per la maggioranza dei presenti anche sì, ma per noi di Kondoria, abili mestieranti e “cazzari” della vita notturna, c’è l’after party sui Murazzi del Po.

Al Jam Club troviamo il francese Joakim, personaggio davvero interessante all’interno dell’attuale scena elettronica: fondatore dell’etichetta indipendente Tigersushi, remixer e pure produttore. Recentemente con la sua band Ectoplasmic ha realizzato “Monsters & Silly Songs” per la !K7 Records. Qui a Torino Joakim si è limitato ad un semplice DJ-set improntato su sonorità elettroniche, decisamente difficili da decifrare e da catalogare: la nostra eccessiva stanchezza non ci ha permesso di apprezzare il set come avremmo voluto. Un artista di cui vi invito ad approfondire la conoscenza, ecco il link: http://www.myspace.com/jimibazzouka .

Da Torino è (finalmente…) tutto!

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