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"Il mio paradiso siciliano nell´isola senza armonia"

La casa a Milo, la ricerca interiore, il degrado. La mafia? "La filosofia ci insegna ad aspettare: arriverà la sua fine"

Il musicista presenta in città il suo nuovo film e si racconta
La casa a Milo, la ricerca interiore, il degrado.
La mafia? “La filosofia ci insegna ad aspettare: arriverà la sua fine”
Franco Battiato
“Il mio paradiso siciliano nell´isola senza armonia”
Tano Gullo
L´ambiente Mi arrabbio per le case abusive e per le buche, sempre lì
C´è un boom di catanesi ma io mi sto dedicando a Giuni Russo

Il suo corpo passa gran parte del tempo a Milo, eden naturale alle pendici
dell´Etna, ma la sua mente vaga in ogni anfratto della terra. Oggi però
Franco Battiato nelle vesti di regista è a Palermo dove alle 17 da
Feltrinelli presenta il suo film “Niente è come sembra” (dvd, libro e cd,
pubblicati da Bompiani); alle 21, proiezione e dibattito col filosofo
Sgalambro al Metropolitan.
Dice di essere figlio di un pianeta dove non c´è Nord e Sud. Né Est né
Ovest. Dice che la Sicilia è il mondo e che il mondo è la Sicilia. Dice che
le frasi immaginifiche e surreali nelle sue canzoni sono una fuga dagli
orrori dei cuori e degli amori in rima. Dice ancora, parafrasando un
proverbio turco, che quel che non si vede è più di quel che si vede. Dice
tante altre cose. D´altronde basta ascoltare le canzoni di Franco Battiato
per restare invischiati in un universo sospeso nello spazio onirico, dove
sono shakerate realtà diverse, vicine e lontane. Ma basta anche vedere un
po´ di fotogrammi sfusi dei suoi tre film per essere inquietati da una
dimensione altra - meditata e lenta - rispetto all´accelerazione delle
nostre vite.
A proposito del suo ultimo film, “Niente è come sembra”, come è nato il
flash creativo?
«Come quello dei due precedenti, “Perduto amor” e “Musikanten”. Una serie di
pensieri che durante uno dei tanti viaggi in giro per il mondo si piazzano
nel cervello come tanti “file” che devono essere aperti. Poi a poco a poco
li vado a decrittare e comincia la costruzione del film. Ormai ho misurato
che la gestazione dura un paio di anni. E ora che sono in giro per
presentare l´ultimo, già mi si sono accese le idee per il prossimo».
Sempre tematiche filosofiche orientate a Est?
«Sempre, d´altra parte è dal 1970 che sono immerso in una ricerca buddista.
O meglio in un viaggio nell´esoterismo virtuoso. Per capirci, non quello
delle sette ma quello che si addentra nelle profondità dell´uomo. Negli
abissi e nelle altezze che abbiamo nella nostra interiorità».
Come concilia questa ricerca di armonia e il vivere in una realtà come
quella siciliana che più disarmonica non si può?
«Chiariamo subito che io vivo a Milo, un angolo della Sicilia che più
armonico non potrebbe essere. Mi nutro di colori, odori, paesaggi di una
bellezza incommensurabile. Anche delle nuvole, così mutevoli e così cariche
di messaggi estetici, dove la pioggia non è una minaccia. Questo è il
paradiso. E poi c´è l´energia del vulcano che dilata la mente. Cosa volere
di più?».
Ma butterà qualche volta gli occhi fuori del suo giardino incantato. E
allora?
«Sì, mi capita quando da casa vado all´aeroporto. E allora mi accorgo di
quelle brutture che dice lei. Mi incavolo per tutto ciò che è abusivo, per
il cemento che scaccia gli alberi. Ma la stizza più forte me la causano le
buche. Anni e anni sempre lì. In Sicilia per stendere un manto di asfalto
impiegano un tempo infinito. In Cina o in Giappone nello stesso lasso di
tempo costruiscono un ponte».
Solo questo la disturba dell´Isola? La mafia, ad esempio…
«L´uomo ha perso il controllo di se stesso. La mafia ne è la degenerazione
più estrema. Ma la filosofia orientale ci ha insegnato che bisogna solo
aspettare, che tutto è mutevole. Arriverà anche il giorno della sua fine».
E intanto restiamo a guardare? Sarà almeno contento della cattura di Lo
Piccolo?
«Certo che lo sono. Non tocca però a me armarmi di pistola e andare a
caccia. Questo tocca farlo ai poliziotti. A ognuno il suo mestiere. Io
faccio film e canzoni dove immetto i miei valori che sono antitetici a chi è
contro la vita».
Quanto ha inciso nella sua “crescita” il suo incontro con il filosofo Manlio
Sgalambro?
«Molto. Dopo aver fatto un lavoro su Federico II su commissione della
Regione, rappresentato alla cattedrale di Palermo, ci siamo rincontrati e
lui inaspettatamente mi ha proposto di fare un disco pop. Da allora la
nostra collaborazione non si è più fermata. Il nostro è un rapporto pulito e
libero».
Chi sono i suoi amici?
«Quelli dell´infanzia e dell´adolescenza - presenze cristallizzate e
preziose nella mia vita - e il giro dei cantanti catanesi, come Luca
Madonia, Mario Venuti, Carmen Consoli».
Si ha la sensazione che ci sia un grande exploit di artisti siciliani. Oltre
a voi catanesi, ci sono i Tinturia, gli Agricantus, Roy Paci e tanti altri.
Cosa ne pensa?
«Tutto il bene possibile. Mi capita sempre più spesso di sentir parlare bene
dei musicisti siciliani. L´altro ieri ho incrociato il regista del film “A
sette chilometri da Gerusalemme”, Claudio Malaponti, che mi ha dato il cd
della colonna sonora cantata appunto dagli Agricantus. Ne era entusiasta».
Un artista siciliano per tutti?
«La indimenticabile Giuni Russo, un fenomeno. Sto curando un dvd su di lei
ed esordisco dicendo: Giuni Russo, palermitana come Scarlatti».
Vedo che non la sfiora nemmeno l´idea della rivalità tra Catania e
Palermo…
«Sono cose ridicole. Si può parlare male di un campione di calcio sol perché
appartiene a una squadra avversaria? E Palermo e Catania in vari campi hanno
moltissimi assi. Anche se da noi si ha più la tendenza a fare squadra. Ma,
si sa, Palermo è talmente aristocratica…».
Ci siamo tutti divertiti ad ascoltare alla radio Fiorello che imita lei e
Sgalambro. E ancora di più a sentire lei che imita Fiorello che imita lei.
Anche spiritoso?
«E perché no? D´altra parte il fatto che io esaspero certe immagini rende
facile l´imitazione. Ma Fiorello esagera la mia esasperazione. Intanto,
caricaturizza il mio dialetto siciliano, che non è così marcato, poi mi fa
vibrare la voce in modo eccessivo. Ecco, io faccio così e Fiorello in un
altro modo».
- E si mette a parlare al naturale, poi come lo imita Fiorello. Forse
sognando pavoni su Bagdad. Grande.
(08 novembre 2007)

LaRepubblica

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