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Battiato si misura sull'esistenza di Dio nel terzo film

In una casa nel bosco l'incontro tra "pensatori" sul grande mistero d'Amore

Lunedì, 19 Novembre 2007
Battiato si misura sull’esistenza di Dio nel terzo film. In una casa nel
bosco l’incontro tra “pensatori” sul grande mistero d’Amore
“Niente è come sembra”, non solo il nome di un brano de “Il Vuoto”, l’ultimo
lavoro discografico del cantautore siculo, ma anche il titolo del suo nuovo
film, che ho avuto il piacere di vedere sabato sera a Pomigliano D’Arco, in
provincia di Napoli. A cui era presente lo stesso Franco Battiato,
intervistato dal suo amico di vecchia data Roberto Iossa. Ad introdurre la
proiezione di un’ora e dieci minuti, il terzo lavoro della nuova vena
artistica del santautore, un’intervista con breve dibattito col pubblico
della piccola sala partenopea. Ironico e serafico, Battiato è apparso più
disteso di quando domenica sera era apparso a “Che tempo che fa” dove aveva
mostrato una certa stanchezza, che nonostante il piacere di essere da Fazio,
suo amico da un po’ di tempo, non ha potuto nascondere. Anche per il
meraviglioso autore de “La Cura” il tempo passa, ma sempre con l’eleganza
della sua cultura, di cui fa sfoggio sotto il profilo più spirituale della
conoscenza, proprio nell’ultimo film, che a Enrico Grezzi, è sembrato di
essere rimasto a vederlo per sette ore, come ha riferito lo stesso
poliedrico catanese. Penso che se non ci si sente già della cerchia dei suoi
ammiratori, abituati alle riflessioni profonde, agl’interrogativi sui
generis di Battiato, difficilmente il film potrà piacere. Data la
particolarità del tema affrontato: l’esistenza di Dio e data la tempra del
maestro della canzone italiana. Visto dalle più diverse angolazioni, pareri,
pensieri umani l’argomento affascina. Siamo abituati al Battiato-pensiero,
che comprende il Battiato poeta, filosofo, meditatore, che divaga tra altri
filosofi, sufismo, esoterismo, arte e storia, ma stavolta si è misurato sull’argomento
tra i più difficili da affrontare, inaffrontabile per eccellenza, dove la
vastità della potenza del divino s’incrocia col limite delle debolezze dell’umano,
soppiantandolo per immaginazione, volendo superare se stesso. Tecnicamente
la presa gli appare ancor più familiare dei primi due film, come a dirci:
“Vedete faccio sul serio, non scherzavo!” Nell’arte del cinema ci vuole
convincere che se ne é convinto, che è anch’essa una strada dove la sua
personalità può dare tanto, non il tutto della musica, ma il molto della
riflessione invitata per stimolare le materie grigie degli ammiratori,
perché i suoi messaggi si carichino non solo delle parole ma di volti,
espressioni, battute, fiati, sospiri, gesti. La musica da sola non poteva
farlo, ora si completano invece bene, anzi fondendosi, note e inquadrature.
Fedele all’amicizia, ciò che entra nella sua vita, a meno di cocenti
delusioni, ci resta a lungo in Franco Battiato, che all’aria talvolta
distaccata contrapporrebbe un grande senso del legame. Lo dimostrano i
sodalizi artistici cresciuti dapprima nel privato poi nel lavoro, musica o
schermo non ha importanza. Lavori dopo lavori, nei cd come nelle pellicole,
si conferma la squadra, che si vede vincente se resta la soddisfazione di
avere dato il massimo. Bello il cameo-Jodorowsky sebbene in una performance
cristianamente inaccettabile, come la lettura dei tarocchi, ma lui è
talmente bravo con la sua forza interiore che surclassa carte e
premonizioni, profezie e futuri prossimamente irrealizzabili, in quanto l’uomo
solo è artefice del suo destino e nessuno, all’infuori di Dio, può sapere
cosa accadrà domani, oggi, tra poco. Potesse l’uomo sapere il futuro, non si
troverebbe impreparato al giudizio Universale”! Che altro non è, se non l’incontro
privato di ciascuno in punto di morte. Anche Pamela Villoresi mi è piaciuta,
con la sua convinzione che Dio esiste, c’è, in quanto sarebbe assurdo che
“fatto il programma non esista il programmatore” e he quella che l’uomo
chiama libertà è la schiavitù. Anche la Sonia Bergamasco ritorna,
direttamente da “Musikanten” che, smessi i panni efebici del precedente
personaggio, indossa quelli pù religiosi da suora. Interrogandosi tr venti
contrari e collaterali. Nel chiuso di una casa nei boschi, un gruppo di
persone si ritrova alle Olimpiadi dello Spirito.dove invece di giavellotti e
dischi, lance e salti, ognuno punta a lievitare più ni alto il pensiero su
Dio: esiste, non esiste, casualità, ordine, biologia. Credo che la risposta
sia stata data proprio da Battiato prima della proiezione: “talvolta ci sono
individui che lavorano in senso più inferiore delle loro capacità, come se l’auto
fosse superiore al guidatore”. Riconoscendo la perfezione complessa di
quella stupenda macchina, che è il corpo.

http://annavillani.blog.kataweb.it

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