«Niente è come sembra»

Prima del suo film «Niente è come sembra» verrà proiettato «La sua figura», un dvd dedicato a Giuni Russo, come la ricorda? Ci conoscevamo bene, ci siamo frequentati a lungo, direi che è stata una conoscenza profonda, da siciliani anche. Non è stata una regia, ma una selezione da trentacinque ore di materiale da cui ho ricavato quello che meglio potesse rappresentare Giuni. Ho evidenziato alcune parti di interviste rilasciate, quando Giuni ricorda la sua infanzia, l'attesa dei pescatori al porto con il loro vociare, oppure quella volta che in uno studio Rai c'era Leonardo Sciascia ad ascoltarla. Prima di intraprendere la regia aveva mai avuto contatti con il cinema? A più riprese mi hanno proposto ruoli di attore, in un film c'era anche Tognazzi, ma ho sempre rifiutato, anche quella volta che arrivò un invito da De Laurentis per fare «La voce del padrone il ritorno», o qualcosa di simile.

Loro però rilanciarono chiedendomi di proporre io un film. Avendo studiato
per tre anni violino mi venne in mente Paganini come protagonista del film.
Cominciò un abboccamento, ma quando mi presentarono un loro sceneggiatore
capii che non potevo scendere a patti, perché, come ho mostrato in
«Musikanten», il film su Beethoven, mi interessa lavorare sul reale più che
sulla fantasia. Può anticiparci qualcosa del prossimo film? Sono solo
all’inizio di un film che vedrà la luce tra un paio d’anni. Parto sempre
dalle musiche, seleziono e metto da parte, in questo caso trattasi di
musiche del ‘600 e ‘700 con indagini attorno a Haendel e Scarlatti. Inizio
uno studio che mi esalta, vado in profondità per conoscere tutto sulla loro
vita e parallelamente procede anche un’idea di sceneggiatura. Mi appassiono
alla ricerca di documenti e carteggi che riguardano i personaggi che voglio
trattare. In proposito sono stato recentemente anche alla Biblioteca del
Vaticano per sfogliare diverse pubblicazioni d’epoca.

Come sceglie gli attori e collaboratori? L’importante è avere una troupe a
tua immagine e somiglianza, non sono per i contrasti, quando sento
parliamone rispondo: che abbiamo da dire? Voglio stare con i miei simili,
semmai si discute di una cosa per risolvere quella cosa specifica. Qualche
difficoltà nel girare «Niente è come sembra»? Non amo l’improvvisazione,
tutto è scritto. Se poi, mentre si gira ci si accorge che è meglio cambiare
qualcosa lo faccio volentieri, però sono del genere fanatismo numero uno,
l’improvvisazione sul set è esattamente lo spazio che ha l’attore
nell’interpretare la parte stabilita e a volte capita che ti fa un regalo,
perché arriva a fornire maggior spessore alla scena. Normalmente su dieci
ciak otto sono buoni alla prima, uno come Moretti direbbe che sono un
dilettante. Sto scherzando. Come partecipa Sgalambro? Non viene mai sul set
e né partecipa alla preparazione perché è una storia mia, lui interviene
nella parte finale, come avvocato del diavolo e lì mi dà consigli. Senza
discussioni, perché sa bene che su certe cose non mollo.

Ancora sul prossimo film? Lo vorrei finire in un certo modo, partendo
dall’idea di un quadro di Boeklin, «L’isola dei morti». La stessa scena,
ovvero una barca, un biondo individuo che sta remando, un sarcofago e una
statua che potrebbe essere un corpo astrale. Immagino questo mare e la
macchina da presa che si avvicina velocemente alla scena e quando la
inquadra finisce il film. Magari la cambierò, ma potrebbe restare. Giordano
Casiraghi

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