Franco Battiato Il mio cinema? Anti-narrativo

PERSONAGGI. IL CANTAUTORE, REGISTA E PITTORE OSPITE DELLA SERATA INAUGURALE DI "A UN PASSO DAL CONFINE"

Franco Battiato Il mio cinema? Anti-narrativo
«Non ho il minimo interesse per la cronaca, ciò a cui punto è rendere
visivamente l’eccezionalità umana nei suoi vari aspetti»

Antonio Stefani
MONTECCHIO MAGGIORE
Antico ed elettronico, etneo e cosmopolita, sincretico e analitico,
Franco Battiato in tutto quello che fa mette una curiosità profonda
temperata dall’ironia. Il musicista è noto e universale, frequenta
l’avanguardia e la lirica, produce un raffinatissimo pop in grado di
poggiare con un piede sul Lied cameristico e con l’altro sul rock più
tagliente. L’intellettuale predilige la filosofia e le religioni, misticismi
e scienze, ricavandone meditazioni e disincanto. Sa intonare l’amore e
l’ansia, cesella versi - quando non lascia la penna a Manlio Sgalambro -
capaci di folgoranti intuizioni: “Cerco un centro di gravità permanente”
vale più di qualche chilo di studi sull’era postmoderna.
In tempi recenti s’è pure scoperta la vena del cineasta, sorprendendo
tutti con Perduto Amor (2003), Musikanten (2005) e ora con Niente è come
sembra, il film che è giunto a presentare l’altra sera nella sala castellana
di San Pietro garantendo l’esaurito alla rassegna “A un passo dal confine”.
Un’attenzione, quella per il grande schermo, che paradossalmente nasce
dal rifiuto dei vari generi oggi in voga. «Spesso - spiega - il soggetto
trae spunto dalla cronaca. Io non ne ho il minimo interesse. Poi ci sono le
pellicole sentimentali, come questa di adesso in cui Raoul Bova s’innamora
di una ragazzina. E chi se ne frega? Sono affari loro, io non ho l’istinto
del voyeur, e nemmeno ho più l’età per appassionarmi a guardare due che si
scambiano dei baci finti. A quel punto, meglio un bel porno autentico. Per
non parlare di certa fiction televisiva che ci racconta le gesta dei mafiosi
rischiando di trasformare in avventurosi eroi dei volgari delinquenti».
Resta allora da capire che cosa sia o debba essere, per Battiato, il
cinema. «Un mezzo di espressione come la pittura per Raffaello, o Van Gogh,
o Picasso. Non tanto una narrazione, ma la capacità di rappresentare
l’eccellenza umana, di rendere visivo l’eccezionale. Per questo, in
Musikanten, mi confronto col genio di Beethoven, così come in futuro
affronterò Händel. Qui, in Niente è come sembra, mostro un gruppo di persone
che discutono dell’esistenza: il mondo è solo materia, o c’è una
trascendenza? Questi sono i temi che mi appassionano, e sui quali cerco di
adattare la mia regia così come, naturalmente, la colonna sonora».
Senza alcun vezzo snobistico ma, anzi, porgendo le sue considerazioni
con godibili tocchi di humour, Battiato anche dell’altro svela nel colloquio
con Alberto Peruffo («Ma lo sai che mi sembri un inquisitore?») prima della
proiezione. Ad esempio, tanto per riprendere il discorso sulla pittura,
confessando come sia stata una sfida personale difficile ma alla fine vinta,
quella intrapresa per ottenere risultati accettabili con tele e pennelli:
«Per me che a scuola in disegno beccavo 3, è stato un percorso terapeutico.
C’era qualcosa che non passava dalla mia mente alla mia mano. A forza di
provarci, soffrendo, un giorno quel qualcosa si è sbloccato: con pochi
tratti, ero riuscito a schizzare un derviscio danzante».
Inevitabile, a chiusura di dialogo, una staffilata sulla nostra
“povera patria” e sulla classe politica che dovrebbe governarla. «In questa
società - chiosa Battiato, per un attimo quasi abbandonando il suo aplomb di
gentiluomo siciliano - ha vinto lo spettacolo nel senso più deteriore del
termine, la propaganda. Siamo rappresentati da una classe di imbonitori. Noi
li paghiamo, e quelli si rendono irraggiungibili, inaccessibili dietro ai
vetri delle loro auto blu. A Zurigo i parlamentari vanno al lavoro in
autobus e per di più - me l’ha dimostrato uno di loro - regolano l’orologio
sulla puntualità di quell’autobus. Chiedo: potrebbe mai accadere una cosa
simile in Italia?».
Lo sguardo del maestro si posa su Peruffo, al quale non resta che una
sillaba: «No».

http://www.ilgiornaledivicenza.it

Peeplo Engine

Un motore di ricerca nuovo, ricco e approfondito.

Inizia ora le tue ricerche su Peeplo.

Le categorie della guida