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Il film si apre con una veduta di una tipica strada di un sobborgo siciliano, nel mentre la voce di Manlio Sgalambro amico di Battiato e professore universitario della cattedra di filosofia di Catania, si inserisce nella scena con questa espressione "Il nascere e il morire sono i due momenti unicamente reali, il resto è sogno, interrotto da qualche insignificante sprazzo di veglia", questa espressione la dice lunga sul profilo psicologico del regista, infatti in questo film, come nel resto delle sue opere, troveremo numerose questioni o espressioni di tipo filosofico.

di Paolo Salvaggio

Il film si apre con una veduta di una tipica strada di un sobborgo
siciliano, nel mentre la voce di Manlio Sgalambro amico di Battiato e
professore universitario della cattedra di filosofia di Catania, si
inserisce nella scena con questa espressione “Il nascere e il morire sono i
due momenti unicamente reali, il resto è sogno, interrotto da qualche
insignificante sprazzo di veglia”, questa espressione la dice lunga sul
profilo psicologico del regista, infatti in questo film, come nel resto
delle sue opere, troveremo numerose questioni o espressioni di tipo
filosofico. La Filosofia accompagnerà tutte le vicende del nostro
protagonista Ettore Corvaja dall’infanzia fino all’età del suo successo e
della sua carriera.La scena successiva si svolge in una casa del paese dove
troviamo donne che tessono e ricamano tessuti discutendo dell’ultimo
festival di San Remo; tra le donne emerge una figura più autorevole che è
quella della maestra tra di loro sarta d’eccellenza, ad un certo punto una
ragazza chiede a lei se il proprio lavoro stava procedendo bene, la maestra
molto finemente le chiede di abbassare la testa e le dà un piccolo pugno e
successivamente emerge con questa espressione usando anche espressione
tipiche del dialetto siciliano: “Il cucito è arte dell’attenzione. Il tuo
indice destro che doveva controllare la giusta tensione si addumiscìu. A te
ti pari’na cosa di nenti ma per la manica è un grande difetto. Noi invece
lavoriamo per correggerli, i difetti. Dovete sapere che in questo lavoro la
concentrazione è determinate. E’ come una specie di lente d’ingrandimentu
che vi farà vedere le imperfezioni. Bisogna essere calmi, comu a superfici
di’n lagu, e vloci comu’o focu.”
E’ inevitabile notare di che mezzo si è servito il regista per volerci
mandare un messaggio, ha utilizzato due figure molto semplici quella del
maestro e dell’allievo. Il messaggio è semplice il regista ci vuole dire che
il mondo ora mai non è più abituato ad ascoltare preferisce agire di testa
propria e che questo mondo sta andando troppo di fretta, quello che realizza
non viene mai revisionato con attenzione e finisce spesso col cadere in
gravi errori.

Il protagonista Ettore Corvaja inizia a frequentare certi ambienti e
persone che gli porranno le basi per la sua crescita culturale, egli infatti
frequenta due persone, rispettivamente marito e moglie: Carla Zagami e il
barone Tommaso Pasini. Queste figure insegneranno al ragazzo varie
discipline che vanno dalla musica alla letteratura che lo porteranno a una
riflessione continua sull’esistenza e su ciò che vorrà diventare.
Ritroviamo in queste due figure i maestri intesi anche come maestri di vita
che stufi delle moderne visioni del mondo vogliono insegnare al protagonista
a guardare il mondo da un’altra prospettiva.

Conoscendo il regista, non è il caso di stupirsi, analizzando la sua
carriera egli stesso prima come cantante e poi come regista, ha voluto
ribellarsi dalle abitudini e dalle cose normali del nostro mondo inseguendo
eidotipi di vita completamente diversi da quelli cui siamo soliti
confrontarci.

Tornando al nostro protagonista dopo la morte del padre che lavorava in
Francia e con cui non si è mai legato, prende la decisione di emigrare a
Milano per trovare nuove possibilità che l’ amata Sicilia non gli offriva,
chiede consiglio innanzitutto ai suoi maestri che ne approvano la decisione
e gli consigliano persone e ambienti da frequentare.A Milano trova in
effetti più possibilità, frequenta ambienti abbastanza strani costituiti da
artisti di ogni genere, frequenta corsi di meditazione e il conservatorio
della città e si inserisce anche in un gruppo musicale.In questa parte del
film troviamo la solitudine del protagonista che accompagnerà il resto della
sua vita.

Anche il regista del resto vive in solitudine alle pendici del vulcano Etna
ma è una sua scelta di vita, egli infatti esalta la solitudine, come disse
in un intervista fatta da Fabio Fazio nella trasmissione che tempo che fa “è
un modo per incontrare se stessi” e per far ciò, pratica momenti di silenzio
e la meditazione.

Il protagonista durante la sua nuova vita decide di scrivere un libro da
presentare ad una casa editrice. Dopo lunghi tempi di attesa per caso ad una
festa incontra la produttrice di quella casa editrice, e vedendo la
situazione come un segno decide di parlargli, infatti successivamente
riuscirà a firmare un contratto che lo porterà al successo. Qua finisce il
film con il protagonista che torna “trionfante” in Sicilia dai suoi maestri
per parlargli della sua nuova vita.

Ecco in questa ultima fase del film il regista parla del ritorno, il ritorno
nella terra nativa. Nelle sue opere il regista inserisce spesso le sue
origini, probabilmente per ricordarle e rivivere momenti in cui non potrà
più essere partecipe.

Credo che nell’ultima scena del film si manifesta pienamente il vero senso
del film, ovvero la voglia di andare dove ci sono più possibilità ma alla
fine ritornare dove apparteniamo.

Per spiegare questo concetto il regista alla fine del film inserisce una
scena dove il professore Sgalambro seduto ad un bar parla del diritto dell’appartenenza
che recita:

” E quindi è diventato scrittore. Bravo. Ogni tanto tornerà per le vacanze,
magari per vedere i suoi, ci criticherà ferocemente perché lui vive nella
civiltà. Ma una cosa non sa, che questa terra come la Ionia di Eraclito e
Anassagora è magica, e richiama sempre coloro che gli appartengono, come se
esercitasse un diritto. E’ il diritto dell’appartenenza. E anche per lui un
giorno, inevitabile il ritorno. Sarà il clima, la luce, l’aria..”

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