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Mario Venuti

I capelli sono ingrigiti, oppure non ci sono più. C'è meno incoscienza, più maturità, meno ansia, più serenità. Sempre la stessa la voglia di suonare, di stare insieme, "anche se le nostre strade da tempo sono divise". Mario Venuti e Luca Madonia, ovvero i Lennon-McCartney di Catania, di nuovo uniti da un microfono in cui si fondono le loro voci alla stregua dei loro modelli. Di nuovo a infiammare le chitarre per filtrare la canzone d'autore italiana attraverso l'ironia e la leggerezza degli Xtc, la solarità della Sicilia e il fuoco dell'Etna.

Sanremo. I capelli sono ingrigiti, oppure non ci sono più. C’è meno
incoscienza, più maturità, meno ansia, più serenità. Sempre la stessa la
voglia di suonare, di stare insieme, “anche se le nostre strade da tempo
sono divise”. Mario Venuti e Luca Madonia, ovvero i Lennon-McCartney di
Catania, di nuovo uniti da un microfono in cui si fondono le loro voci alla
stregua dei loro modelli. Di nuovo a infiammare le chitarre per filtrare la
canzone d’autore italiana attraverso l’ironia e la leggerezza degli Xtc, la
solarità della Sicilia e il fuoco dell’Etna.
Di nuovo insieme sullo stesso palco che segnò l’inizio della fine della loro
avventura in comune: i Denovo, gruppo simbolo della “Swinging Catania”, band
di culto che ha lasciato un segno nelle generazioni successive. “Mi ha
sorpreso sapere direttamente da Morgan che i Blu Vertigo erano stati
influenzati dai Denovo - dice Mario - E anche gli arrangiamenti sincopati
dei Subsonica sono ispirati alla nostra musica”.
Il sogno finì quando la band tentò di uscire dalla nicchia rock per
affacciarsi su una platea popolare. Alcune scelte (la gara a Sanremo, il
disco con Battiato) non furono accolte positivamente dai loro fans. E,
infine, l’esplosione del dualismo. Che, se da una parte pose la parola fine
all’avventura Denovo, dall’altra diede via libera a due splendide carriere
solistiche.
Oggi il ritorno sul palco dell’Ariston. E subito si ricrea la stessa magia
di un tempo. Una rimpatriata nata casualmente. Mario Venuti pensava di
coinvolgere Carmen Consoli, “ma un giorno salutandoci alla fine della
trasmissione Scalo 76 - racconta Luca Madonia - gli dissi scherzando: io ci
sono per i duetti. Dopo una decina di giorni, mi telefonò. Questo dimostra
che i rapporti tra noi sono rimasti ottimi, nonostante le nostre strade
siano diverse”.
Quella di Mario Venuti è tornata a passare per Sanremo. “Per me è una
sottile rivincita dopo l’eliminazione nel 2006. In passato ho parlato di
amore obliquo, “Crudele” suscitò lo scandalo sadomaso, poi in “Un altro
posto nel mondo” fuggivo da relazioni di qualsiasi tipo. Adesso canto
l’amore incondizionato, solare, passionale: un gioco ironico per ripescare
l’epica cavalleresca, i duelli cortesi, l’epopea cappa e spada”.
Un percorso che ha in “L’officina del fantastico”, il greatest hits che
uscirà dopo il Festival, un punto di arrivo e di ripartenza: “La mia
carriera è stata a rilascio lento - sorride - Gradualmente sono stato
apprezzato dal pubblico. La raccolta è fatta per i ritardatari ed i
distratti, con tre inediti fra cui una canzone che avevo scritto per Patty
Pravo e che ho deciso di tenermi”. Per il futuro spera di poter scrivere una
canzone per Mina, “è il sogno di tutti i cantautori”. Nel frattempo si gode
il Premio Lunezia, al quale è stato segnalato il testo di “A ferro e fuoco”,
scritto da Kaballà.
E’ una sottile rivincita anche per Luca Madonia e Tony Carbone, storico
bassista dei Denovo, anch’egli coinvolto nella rimpatriata. “Non andò bene
nel 1988 - ricorda il secondo - Arrivammo penultimi o terzultimi, fu
deprimente, suonavamo in playback”. “Eravamo più ragazzini, frastornati,
d’un tratto proiettati dalle cantine all’Ariston - continua Luca - Oggi
siamo più rilassati, divertiti”.
Tony Carbone ha appena terminato di produrre il nuovo disco dei Tinturia,
Luca Madonia invece uscirà in primavera con un nuovo cd. Nei programmi non
c’è una reunion, oggi tanto di moda. “Mai dire mai”, Luca e Mario lasciano
aperta una speranza. Magari al prossimo Festival, a ruoli invertiti.
I Denovo sono stati i Beatles di Catania. Il quartetto di Liverpool è stato
la prima fonte di ispirazione, filtrata attraverso l’ironia e la leggerezza
degli Xtc (band inglese in voga negli anni Ottanta), l’intelligenza della
canzone d’autore italiana, la solarità della Sicilia e il fuoco dell’Etna.
Come nei Fab Four, anche nella band etnea due forti personalità - Luca
Madonna e Mario Venuti - diedero vita a un dualismo che avrebbe fornito semi
di creatività alla nuova musica italiana tra il 1984 e il 1989, ma che si
basava su un equilibrio precario che nel tempo si sarebbe spezzato. E come i
più illustri e famosi colleghi, anche i quattro ragazzi di Catania
incontrarono sulla strada i loro Rolling Stones (i Litfiba) dividendo i
cuori dei fans e dando vita a una esaltante sfida musicale in un momento
chiave dell’evoluzione musicale in Italia.
Portarono nella musica italiana la freschezza della new wave inglese,
segnando un momento di rottura, di passaggio generazionale, con la musica
cantautorale degli anni Settanta e, soprattutto, con la musica leggera
italiana. Ma, soprattutto, dimostrarono che anche dal Profondo Sud,
periferia dell’Impero, quattro ragazzi che suonavano potevano famosi.
Contrariamente a Battiato e a chi li aveva preceduti, Madonna e soci non
emigrarono oltre Stretto, ma rimasero ancorati alla loro città e alle loro
radici. E’ con i Denovo che nasce la “Swinging Catania”, più avanti
ribattezzata Seattle d’Italia. Le cantine e i garage si riempiono di
amplificatori, microfoni e chitarre, ragazzi che provano e ci provano. E,
alla fine, alcuni ci riescono. Crescono i Boppin’ Kids, si fa largo
Francesco Virlinzi con la sua Ciclope Records, esplodono i Flor, Brando e,
infine, il ciclone Carmen Consoli.
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