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terzo album di cover

Il cantante e regista siciliano prepara il terzo album di cover e un film su Scarlatti e Handel

«Vorrei girare a Venezia il finale e delle scene di Carnevale»,
anticipa

di Giò Alajmo

Franco Battiato è appena tornato da una vacanza di studio e lavoro a Londra
che già è con la testa ai nuovi progetti. L’artista catanese è passato da
Firenze per presentare il suo ultimo film “” ma subito si è rifugiato nella
sua casa-villaggio di Milo, sulle pendici dell’Etna per continuare a
lavorare al suo nuovo disco e alla sceneggiatura del prossimo film. Un altro
mattone nel muro della tua cinematografia?

«E certo», ride Battiato , primo a riconoscere la difficoltà per i suoi
lavori di farsi apprezzare e capire. «Ma ho scoperto che molti si sforzano e
ci riescono, nonostante gli rifili certi “mattoni” come dici… ed è vero.
Sono sorpreso e soddisfatto», commenta sorridendo.

Se il secondo film su Beethoven, “Musikanten” ha faticato a trovare
distribuzione e il terzo, “Niente è come sembra”, è passato direttamente
alla versione dvd in libreria, il quarto si preannuncia come un progetto
ambizioso che andrà a raccontare il “Settecento” a partire dal confronto fra
Scarlatti e Handel. «Da sei mesi -racconta - sto scrivendo una nuova
sceneggiatura con Manlio Sgalambro. Il tema sarà il ‘700 musicale, che
partirà da un pretesto, il confronto musicale tra Handel e Scarlatti, due
tra i giganti di quel tempo».

La sceneggiatura prevede anche una serie di scene da girare a Venezia,
capitale del ‘700 musicale: «Vorrei girare un Carnevale di quel tempo, in
qualche palazzo e nelle strade dove tutto era possibile e succedeva di
tutto. Al di là del desiderio di descrivere le vite di questi due geni della
musica mi interessa molto raccontare quel secolo su cui si sono dette e
scritte cose inaudite. È difficile vedere la verità sul ‘700 al cinema,
perchè gli storici sanno tutto ma al cinema, anche se tutti si documentano,
poi le meccaniche dei film diventano le solite, le storie d’amore, i
tradimenti… ma in realtà si tratta di un secolo curiosissimo con aneddoti
particolari, modelli comportamentali che oggi troveremmo pazzeschi, ma ogni
epoca ha i suoi. E nel campo musicale succedevano cose inaudite ma in una
realtà molto complessa».

Come ti sei documentato?

«Uno dei libri fondamentali è la storia della musica del primo Settecento di
Charles Burney. Allora l’Italia governava l’Europa artisticamente. Gli
inglesi ci copiavano facendo opere in italiano. E Handel era affascinato da
Scarlatti di cui non si sapeva nulla finchè non arrivò Farinelli a
raccontare qualcosa. E descrive gli italiani come gente che fa trucchi
disgustosi per sopravvivere, che evidentemente ci sono rimasti nel dna, del
soprano che sputava per terra dopo l’aria, del sesso, degli spettatori che a
teatro nei palchi giocavano a carte durante l’opera finchè non arrivava in
scena il castrato di successo. Era un’epoca assurda che va descritta».

E Venezia? In fondo qui c’era anche Vivaldi…

«Si, ma era anche il tempo di Mozart allora, ma a me interessano soprattutto
Scarlatti, di cui dovrebbero esserci dei documenti alla marciana, e Handel.
Ma anche Venezia fa la sua parte. Nei resocont di Montesquieu si parla dela
chiesa dela Pietà dove c’erano delle belle suore che cantavano e suonavano
divinamente e grazie a loro la chiesa era sempre stracolma. Ci sono
resoconti di gondole che giravano con a bordo vere orchestre con il cantante
castrato a prua. Io vorrei giurare la scena finale del film proprio in
laguna, con un’immagine che ricordi l’”Isola dei morti” di Böcklin».

Il film sarà girato nel 2009, ma a quel tempo sarà già uscito il nuovo album
di Battiato , questo in avanzato stato di composizione.

Uscirà a novembre con il titolo “Fleurs 2″: «Dopo “Fleurs” e “Fleurs 3″ -
spiega ironicamente il musicista siciliano - ho pensato che un terzo albnum
di cover non poteva che essere a “Fleurs 2″. Tra le canzoni che sto
preparando posso anticiparne tre: “Era d’estate” di Sergio Endrigo, “It’s
five o’ clock” degli Aphrodite’s Child e “E più ti amo” di Alain Barriere,
la prima canzone che ho registrato nella mia carriera. E poi ho ritrovato
una canzone di Yuri Camisasca del 1971, “La musica muore” che avevo
arrangiato all’epoca ma non era mai uscita e quindi l’ho recuperata. Cui
sarò anche un signgolo inedito che preparando e che sarà il singolo di
questo album, come vogliono le “regole”».

Utilizzi i tuoi soliti musicisti?

«Sì, più la Royal Philarmonic Orchestra che ho registrato a Londra. Peccato
per le Mab che in questo momento hanno problemi fra di loro. Il 13 settembre
sarò in studio a registrare».
Il Gazzettino

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