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Si sente un corpo estraneo nel mondo della musica

Non c'è angolo della musica che non si sia divertito a esplorare, lui, che i critici chiamano "maestro".

“IL VUOTO”, IL NUOVO ALBUM DI BATTIATO

CERCO UN CENTRO DI GRAVITA’ PERMANENTE

di Gigi Vesigna

Si sente un corpo estraneo nel mondo della musica, ma continua a farla.
Ancora alla ricerca del senso della vita.

Non c’è angolo della musica che non si sia divertito a esplorare, lui, che i
critici chiamano “maestro”. Ha venduto tre milioni di copie con un solo
disco, La voce del padrone, che conteneva la celeberrima Centro di gravità
permanente; ha vinto il Festival di Sanremo regalando ad Alice Per Elisa e
ha scritto per Giuni Russo Un’estate al mare, canzone apparentemente
commerciale, spiritosamente demenziale, che è stata un successo clamoroso.
Sempre lui, che ha scritto tre o quattro opere liriche, per una delle quali,
L’Egitto prima delle sabbie, gli è stato attribuito nel 1977 il premio
Stockhausen come miglior composizione per pianoforte. Eccolo qui
Franco Battiato, l’asceta, quello che un critico ha definito “lo sciamano
della canzone d’autore” e Gianni Borgna, esperto musicofilo, ha “bollato”
come “arabo mitteleuropeo”, mentre il pianista jazz Giorgio Gaslini ha
gratificato come uno che fa “musica totale”.

a.. Te le ricordavi queste definizioni?

«Di me ne hanno dette tante, spesso divertenti e qualche volta persino
azzeccate. Credo che il mondo della musica mi consideri una specie di corpo
estraneo, forse proprio perché la musica la conosco bene, anche se mi rendo
conto che non ho mai finito di impararla».

a.. Hai lasciato il tuo rifugio di Milo, un paesino a due passi da
Catania, per venire a promuovere il tuo nuovo album, Il vuoto, il
trentacinquesimo di una carriera iniziata tanti anni fa. Ti sottoponi alle
nostre domande che subisci con grande fair play, respiri aria di
multinazionale del disco, visto che debutti con la Universal: tutto questo
mi fa venire in mente.

«So dove vai a parare.».

a.. Ma i lettori no. Mi riferisco a quel verso del tuo disco, Patriots,
che diceva: «La musica contemporanea mi butta giù, mandiamoli in pensione i
direttori artistici, gli addetti alla cultura, non è colpa mia se esiste l’imbecillità».
Era la fine degli anni ‘70, ora sei ancora dello stesso parere?

«Oggi più di allora, i fabbricanti di musica non hanno ancora capito che la
loro nave sta affondando, che si comportano come l’orchestra del Titanic,
che suonava mentre la nave affondava. La tecnologia è avanzata, ma loro non
se ne rendono conto. Chi compra più un disco, quando lo può scaricare dal
computer, usare l’Ipod o persino ascoltare la musica sul telefonino? Pensa
che dove vivo posso creare musica con un computer, un grande schermo e due
tastiere. Poi, certo, vesto il tutto, come in questo album, con l’appoggio
determinante della Royal Philarmonic Orchestra di Londra, e dei ragazzi del
gruppo che mi accompagna nelle tournée, i PCS, i quali quest’anno saranno al
Festival di Sanremo: a proposito hai già sentito la loro canzone?».

a.. Sì e l’ho trovata molto bella, potrebbero essere gli incompresi del
Festival, come lo furono i Negramaro, che poi sono diventati grandi
nonostante la bocciatura a Sanremo…

«Sono contento per loro, soprattutto perché hanno vestito di pop i miei
ultimi concerti».

a.. Sei sfiduciato nei confronti dell’industria discografica, però fai un
disco dopo quattro anni di silenzio…

«La musica può essere pensata a tavolino o ti può sgorgare dentro tanto
impetuosa che sei costretto a scriverla e pensi che sia giusto farla
conoscere. Di dischi ne ho venduti tanti: all’epoca di Centro di gravità
permanente e di Cuccurrucuccu paloma ho venduto tre milioni di copie, ma
erano altri tempi. L’importante, però, è esserci ogni tanto».

Il titolo del nuovo album, Il vuoto, è spiegato dallo stesso Battiato nella
presentazione del disco: «È un vuoto che vuol dire libertà, l’esatto
contrario dell’horror vacui tanto in voga in questi strani giorni. Il vuoto
di senso dell’esperienza sociale che diventa un senso di vuoto in quella
personale e si trasforma in un cieco iperattivismo, in un continuo imporsi e
anteporre la propria libertà supposta a qualunque interferenza esterna». Si
può riassumere nel verso che è la chiave per comprendere il pensiero di
Battiato: «Tu sei quello che tu vuoi, ma non sai quello che tu sei».

Sono nove i nuovi pezzi che il cantautore propone nel suo album, tutti
vestiti da una musica straordinaria. Tra l’altro, mi ha raccontato che
durante l’incisione, a Londra, ha ottenuto un suono particolare, che si
avverte benissimo anche al primo ascolto, portando gli archi ai limiti dell’atonalità.
Ci trovi tutto il suo mondo, una spruzzata di Beatles in Stati di gioia, l’idiosincrasia
per i luoghi comuni. In Era l’inizio della primavera ha adattato la musica
di Cajkovskij a un testo di Tolstoj. «Qui», spiega, «il testo era in russo:
l’ho tradotto in inglese e poi in italiano. Ma trovavo banale la parola
amore, e l’ho trasformata in “umore” e il verso fila benissimo: “La
primavera cominciò all’ombra di betulle come risposta al mio umore, lanciavi
un’occhiata era l’inizio tra noi due, piangevo prima di te”».

a.. Dopo il pezzo che dà il titolo all’album, mi hanno incantato
Aspettando l’estate e Tiepido aprile, che mi hanno immerso in un mondo
bucolico che ormai si può solo sognare… <

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