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Svevo & Trieste

L’io è diviso come lo è il romanzo,costruito su di una serie di spaccati, di episodi autonomi che sono al tempo stesso motivi centrali e situazioni chiave....Crisi che si annida sotto l’apparente certezza, sotto l’incoerenza della verità dentro la bugia. Nessuno di noi si conosce abbastanza. interpretazioni suggestive di un Io che non riesce ad evolversi, una non vita

“Io sono il dottore di cui in questa novella si parla
talvolta con parole poco lusinghiere……..
Sembrava tanto curioso di se stesso!
Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli
dal commento delle tante verità e bugie che egli ha qui accumulate!…”

Svevo è uno tra autori europei che hanno meglio osservato la crisi dell’uomo e interpretato l’inquietudine degli anni che precedono la guerra mondiale.

Svevo, scrittore Triestino, ricerca le cause della crisi esistenziale
attraverso una attenta e minuta analisi interiore che ci pone innanzi
ad una testimonianza autentica della civiltà decadente.

In una Trieste viva e attenta, l’uomo si pone innanzi alla realtà di una vita non vissuta.

Dal preambolo sino al capitolo conclusivo, il libro si sviluppa inseguendo un unico tema: la coscienza che, sin dal titolo, sovrasta il personaggio. Un quadreno di appunti affidati allo psicanalista dottor S. cui Zeno si era rivolto presmettere di fumare.

La psicanalisi dunque come pretesto narrativo.

Soggetto del romanzo sveviano, la malattia, una malattia che sottende la crisi dell’uomo moderno.

In un gioco di contrasti e di continue parodie, la malattia ed il vano tentativo,
attuato attraverso la psicanalisi, di ritrovare equilibrio e salute.

Malattia come segno tangibile dell’ esistere e del non esistere dell’uomo. Malattia che si sovrappone e si alimenta di una non vita.

A tratti grottesco ed irreale Zeno rappresenta se stesso, si propone attraverso una narrazione che assume la veste del monologo ove risulta facile l’identificazione tra l’autore ed il protagonosta.

Uomo moderno, frantumato, magistralmente rappresentato ed interpretato
in una continua metafora del sé.

L’io è diviso come lo è il romanzo,costruito su di una serie di spaccati,di episodi autonomi che sono al tempo stesso motivi centrali e situazioni chiave,interpretazioni suggestive di un Io che non riesce ad evolversi, una non vita risolta solo nell’ultimo capitolo quando Zeno prende ” coscienza “ di essere diverso,
capisce di essere superiore agli altri uomini proprio perché questi ultimi
non si sono ancora resi conto della loro precaria posizione.

Crisi che si annida sotto l’apparente certezza,
sotto l’incoerenza della verità dentro la bugia.

Nessuno di noi si conosce abbastanza.

Riproduzione Riservata Luisa Maria Carretta
Immagine riprodotta a fini didattici

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