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Pasolini: Il Rapporto con la Chiesa

la “Radio Vaticana” ha voluto dedicargli un ampio servizio di analisi incentrato principalmente su un suo film: “Il Vangelo secondo Matteo”. Il programma “Al di là della notizia” di “105-live”, canale in diretta della emittente pontificia, si è infatti voluto unire alle numerose commemorazioni in ricordo di Pasolini, definendo la sua come una figura “complessa e anche discussa ma senz’altro significativa nel panorama culturale italiano del secolo scorso”. Nel corso del programma radiofonico, padre Fatuzzi ha spiegato quindi che “Pasolini considerava la figura di Gesù, e in particolare il Gesù di Matteo, come una figura di opposizione, un grande contestatore nei confronti di una società che si avvia verso un futuro contrassegnato dal cinismo, dal rapporto tra gli uomini e tra le nazioni”.

Padre Virgilio Fantuzzi, S.I., commenta il film “Il Vangelo secondo Matteo”

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 3 novembre 2005

A distanza di 30 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini (1922-1975), poeta, scrittore e regista cinematografico, assassinato il 2 novembre del 1975, la “Radio Vaticana” ha voluto dedicargli un ampio servizio di analisi incentrato principalmente su un suo film: “Il Vangelo secondo Matteo”.

Il programma “Al di là della notizia” di “105-live”, canale in diretta della emittente pontificia, si è infatti voluto unire alle numerose commemorazioni in ricordo di Pasolini, definendo la sua come una figura “complessa e anche discussa ma senz’altro significativa nel panorama culturale italiano del secolo scorso”.

Ospite in studio padre Virgilio Fantuzzi, S.I., docente di Analisi del Linguaggio Cinematografico alla Pontificia Univesità Gregoriana, nonché critico cinematografico della rivista quindicinale curata dai Gesuiti “La Civiltà Cattolica”, ha delineato una breve critica del film di Pasolini ispirato al Nuovo Testamento.

Dopo un breve excursus sulle migliori produzioni cinematografiche nel panorama italiano ispiratisi alla vita di Gesù, padre Fantuzzi, che ha potuto conoscere personalmente Pier Paolo Pasolini e che a lui era legato anche da rapporto di amicizia, ha affermato che il film “ha il vantaggio di attenersi al testo di Matteo e di seguirlo alla lettera”.

Pasolini lesse il Vangelo, per sua stessa ammissione, per la prima volta nel 1942, e la seconda ad Assisi nel 1962, quando ebbe l’idea del film. La scelta successiva del Vangelo di Matteo fu dettata dal maggior risalto dato dall’Apostolo all’umanità del Cristo, al suo essere uomo tra gli uomini.

Un anno prima di girare “Il Vangelo secondo Matteo”, Pasolini si recò in Terra Santa con il sacerdote biblista, don Andrea Carraro, e il dottor Lucio Settimio Caruso, volontario della Pro Civitate Christiana di Assisi, per prender contatto con i luoghi dove si erano svolti i fatti che intendeva raccontare nel film.

Successivamente il film venne girato in Lucania, un paesino del Meridione che ben si prestava a riprodurre la Palestina dei tempi di Gesù, con un cast di attori rigorosamente non professionisti, fra cui compare anche la madre del regista nei panni di Maria adulta.

Quando fu presentato, nel 1964, il film se da una parte fu duramente contestato da alcuni esponenti della cultura del tempo, dall’altra fu ampiamente apprezzato dalla critica cattolica, tanto da ricevere quello stesso anno il gran prix dell’Office Catholique International du Cinema.

“Pasolini – ha continuato padre Fantuzzi – diceva di non essere credente anzi si era dichiarato, anche nel periodo precedente al film, ateo, marxista […] con un atteggiamento che per chi non la pensava come lui poteva anche risultare un po’ indisponente”.

“Ora, ci si può domandare come mai una persona come lui che si dichiarava ateo e marxista, che era visto di ‘malocchio’ da tutti i ben-pensanti del suo Paese e forse anche al di fuori dei confini dell’Italia, abbia deciso ad un certo punto di fare un film sulla figura di Gesù”, si è quindi interrogato.

In questo suo volersi attenere alla lettera del Vangelo secondo me c’era da parte sua un atteggiamento di rispetto nei confronti del Testo Sacro” così come “un mettere le mani avanti per non farsi coinvolgere a livello personale più di tanto: ‘questo lo dice Matteo, non è che lo dico io’”.

Padre Fantuzzi ha poi ricordato quando da studente di Teologia aveva tentato di conoscere Pier Paolo Pasolini, sfruttando una amicizia in comune, dopo essere rimasto “molto colpito e molto emozionato” dal film, che aveva suscitato in lui, “giovane religioso zelante”, “una emozione di carattere estetico e una di carattere religioso”.

“Ho cominciato a pensare, se un ateo e marxista mi dà un’emozione che non è soltanto di natura estetica ma anche di carattere religioso, vuol dire che non é poi così lontano da me, come lui dichiara. E per questo motivo ho voluto mettermi in contatto con lui, per andarglielo a raccontare”, ha detto.

Il padre gesuita ha quindi descritto le reazioni del regista a questi commenti: “Non mi ha detto che avevo ragione, però mi ha fatto capire che lui gradiva questo mio apprezzamento”.

Circa l’approccio da non credente alla trattazione della vita di Gesù, padre Fantuzzi ha detto che se nel progetto del film Pasolini aveva scelto di attenersi scrupolosamente al testo di Matteo così da non far trapelare il proprio pensiero “quando poi si é trovato in medias res, durante le riprese del film medesimo, ha capito che non poteva tenersi su questo atteggiamento di distacco”.

“E quindi ad un certo punto – ha continuato il padre gesuita – […] ha dovuto cambiare stile in corso d’opera proprio perché si era reso conto che se avesse insistito su quell’atteggiamento previo, previsto, programmato sarebbe andato incontro ad un fallimento sul piano della realizzazione estetica”.

In questo cambio di rotta da parte di Pasolini c’era secondo padre Fantuzzi la “volontà di tenersi fuori dal Vangelo inteso come testo di fede e allo stesso tempo l’impossibilità di non cascarci dentro”.

In un articolo pubblicato lo scorso anno su “La Civiltà Cattolica” (cfr. “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini”, in Civ. Catt. 2004 IV 360-373), padre Virgilio Fantuzzi riportava quanto scritto dal letterato nel 1963 sulla figura di Gesù, che dal racconto di Matteo appariva “mite nel cuore, ma ‘mai’ nella ragione, che non desiste un attimo dalla propria terribile libertà”.

Durante la lavorazione della sceneggiatura Pasolini sosteneva: “la figura di Cristo dovrebbe avere la stessa violenza di una resistenza: qualcosa che contraddica radicalmente la vita come si sta configurando all’uomo moderno, la sua grigia orgia di cinismo, ironia, brutalità pratica, compromesso, conformismo”.

Nel corso del programma radiofonico, padre Fatuzzi ha spiegato quindi che “Pasolini considerava la figura di Gesù, e in particolare il Gesù di Matteo, come una figura di opposizione, un grande contestatore nei confronti di una società che si avvia verso un futuro contrassegnato dal cinismo, dal rapporto tra gli uomini e tra le nazioni”.

“Lui stesso è stato una figura di opposizione e lo ricordano in tanti proprio perché questo mondo ha bisogno di qualcuno che dica che le cose come stanno non stanno bene”, ha commentato.

“Penso e spero che questo ricordo possa fare del bene”, ha infine concluso.

Fonte: Zenit

Immagine riprodotta a fini didattici