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Tarcento: Pignarûl Grant

Il « padre » di tutti i falò è quello di tra i ruderi del castello medievale di Tarcento, la perla del Friuli.

Saranno forse solo ancestrali ricordi di un mondo pagano, ma i Falò che illuminano il Friuli oltre che magia, rito e suggestione, sono un vero spettacolo.

Fuochi crepitanti, per esorcizzare i fantasmi ed i brutti ricordi dell’anno passto, per scaldare la notte e sperare che i mesi a venire siano di gioie e soddisfazioni.

Il falò epifanico é frutto di una tradizione precristiana: veniva acceso dai Celti poco dopo il solstizio d’inverno, per chiedere alle divinità, e al dio Beleno in particolare, una stagione propizia.

Foghera, casera, fogaròn, pan e vin… Il « padre » di tutti i falò è quello di tra i ruderi del castello medievale di Tarcento, la perla del Friuli.

L’accensione del fuoco è preceduta, alla vigilia, da una serie di riti: i “Pignarulârs”, gli uomini che accendono la catasta maggiore e che daranno i segno di accensione con la luce a tutte quelle minori disposte nella valle, ricevono dal “Vecchio venerando” - figura a metà tra il druido e il sacerdote che trarrà gli auspici dall’andamento del fumo - il fuoco per l’accensione. Dopo la « Corsa dei carri infuocati » e « Palio dei Pignarulârs » i figuranti salgono verso il Colle de Coia e tra i ruderi dell’antico castello all’imprunire Il venerando accende il “Pignarûl Grant”.
Migliaia di persone attendono il responso: dalla direzione del Fumo sapremo cosa ci porterà il nuovo anno.

Se il Fumo si dirige ad oriente avremo una buona annata.
Se il fumo si dirige ad occidente sarà segno di cattivi presagi.

Nella continua lotta tra il bene e il male la natura riprende forza attraverso la luce di un nuovo sole.

Un’illusione forse, ma provare a crederci,

resta comunque bello perché la rinascita è anche interiore.

Luisa Maria
Immagine riprodotta a fini didattico Esplicativi

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