La "Glera" di Trieste

La "Glera" di Trieste: rinasce un vitigno autoctono. La Glera di Trieste è un vino raro quanto antico, che nasce soltanto dagli omonimi vitigni autoctoni ricavati tra i "pastini" - i terrazzamenti delle colline carsiche rivolte verso il mare - compresi fra le alture di Roiano, che dominano il centro città, e quelle di Duino-Aurisina, 20 km più ad ovest

La “Glera” di Trieste

La “Glera” di Trieste: rinasce un vitigno autoctono

Colore giallo paglierino e profumo fruttato. Fine e persistente al palato, con un leggero retrogusto di mandorla, esalta le pietanze delicate, in particolare frutti di mare e antipasti di pesce, formaggi freschi e carni bianche, come pollo e coniglio. La Glera di Trieste è un vino raro quanto antico, che nasce soltanto dagli omonimi vitigni autoctoni ricavati tra i “pastini” - i terrazzamenti delle colline carsiche rivolte verso il mare - compresi fra le alture di Roiano, che dominano il centro città, e quelle di Duino-Aurisina, 20 km più ad ovest. E’ qui che, oggi, alcuni giovani produttori del Consorzio di tutela per la “doc” dei vini del Carso stanno lavorando affinché la denominazione d’ origine controllata possa essere estesa anche alla Glera - al pari di Malvasia e Refosco dal peduncolo rosso - rilanciando così un vino che, fino a un paio di secoli fa, era presente e apprezzato fino al Collio isontino e sloveno, prima di essere dimenticato dietro la moda dei vitigni internazionali. La Glera - narrano gli esperti, fra storia e leggenda - si dice possa essere persino l’ antenata dell’ odierno Prosecco (che è peraltro il nome di un antico borgo dell’ altipiano carsico): pare che i suoi uvaggi, infatti, conosciuti fin dall’ Epoca Romana, siano stati esportati proprio sui colli trevigiani. Per scoprire la Glera nella “sua” Trieste, attualmente, ci si può rivolgere agli stessi produttori, oppure a una selezionatissima serie di locali di ristoro ed enoteche.
Fonte : Luca Coraduzza – scriptanews-

Commenti dei lettori

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  • franco

    02 Dec 2008 - 17:50 - #1
    0 punti
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    Sono il titolare di una piccola realtà agricola dell’ Altopiano Carsico, e produttore di vino poco più che a livello amatoriale, e senza voler entrare in sterili polemiche, mi rivolgo principalmente all’autore del su scritto articolo,ed in egual miusura a tutti quelli che ancora hanno dei dubbi sulle origini di questo vitigno; potrebbe lui, o chi per lui, darmi un’altra giustificazione, motivazione valida o analisi scientifica, per la quale il tanto rinomato vino porta questo nome?
    Mi preme ricordarle che: è stato riconosciuto in sede scientifica,dopo analisi genetica, che il vitigno usato nella val Dobiadene è un clone del vitigno originale della Glera o Prosecco, comunque lo si desideri chiamare, con origini nella omonima località da lei menzionata, e comunque, per ammissione, dei primi seri viticultori e produttori di questo vino della val Dobiadene, ai quali sicuramente dobbiamo riconoscere le grandi capacità intellettuali ed imprenditoriali (cosa che tra l’altro dalle nostre parti è materia rara), che hanno portato questo vino alla ribalta non solo nazionale ma internazionale.
    Per questo motivo trovo poco corretto e poco serio continuare a mettere in dubbio con i soliti ( si dice che, sembra che, potrebbe essere che, ecc.. ecc..)le comprovate e reali origini di questo vitigno.
    Risulterebbe alquanto disdicevole perseguire su questa linea di comportamento, parrebbe quasi, ci sia da parte di qualcuno, un interesse a voler provocare una diatriba interna alle nostre due regioni, simile a quella già accaduta per la vicenda del “Tocai”,ovviamente spero non sia così.
    Nel ringraziarla comunque per il suo lavoro, le chiedo scusa per la schiettezza, ma rimango fermamente convinto che sia sempre meglio dare “pane al pane e vino al vino”, o a Cesare quel che è di Cesare.

    Franco.

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