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La valle del Cormor

La valle del Cormor, tra arte e natura Trenta chilometri di natura, storia e buona tavola nel cuore delle colline moreniche a nord di Udine - lontani dal rumore e dallo smog delle arterie stradali - alla scoperta di borghi rurali, castelli medievali e antiche villette padronali, percorrendo suggestive carrarecce, un tempo usate come vie di accesso ai piccoli centri urbani.

La valle del Cormor, tra arte e natura

Trenta chilometri di natura, storia e buona tavola nel cuore delle colline moreniche a nord di Udine - lontani dal rumore e dallo smog delle arterie stradali - alla scoperta di borghi rurali, castelli medievali e antiche villette padronali, percorrendo suggestive carrarecce, un tempo usate come vie di accesso ai piccoli centri urbani.

Il tutto mentre si attraversano boschetti di rovere e castagno, prati e vigneti. A cavallo, in bicicletta o, più semplicemente, a piedi.

E’ la valle del torrente Cormor, dove entro la prossima primavera sarà pronto il primo tratto delle omonime ippovie, ricavate attraverso un’ imponente opera di riqualificazione eco-compatibile di vecchie stradine bianche, asfaltate solo in minima parte (circa sei chilometri). Le ippovie del Cormor - ovviamente off-limits per automobili e ciclomotori - metteranno in collegamento le frazioni rurali di sette comuni della fascia pedemontana udinese, dalla periferia dello stesso capoluogo friulano verso nord: da Tavagnacco (che rappresenta anche l’ ente municipale capofila del progetto) fino a Buja, passando per Pagnacco, Tricesimo, Cassacco, Colloredo di Montalbano e Treppo Grande.

Lungo il percorso, nel cuore del Friuli Venezia Giulia, l’ ecoturista potrà trovare le indicazioni che lo condurranno verso una serie di maneggi, vendite dirette e agriturismo, per gustare direttamente sul posto molte delle perle enogastronomiche locali: i vini, i salumi, ma anche alcuni tipici piatti caldi della cucina friulana, dagli gnocchetti al burro fuso con la ricotta affumicata alla brovada (le rape inacidite nella vinaccia), dal frico (la pasta di cacio rosolata con cipolla e patate) ad altre pietanze a base di erbe autoctone, fra cui il ginepro e il rosmarino. Molto interessante è anche l’aspetto storico e architettonico dell’ escursione: ci si può fermare, ad esempio, nei pressi del Castello di Colloredo di Montalbano (18 km da Udine) - edificato all’ inizio del Trecento da Guglielmo di Venzone, del ramo reale di Svevia - celebre per essere stato dimora di Ippolito Nievo, che qui scrisse parte della sua opera più famosa, “Le confessioni di un italiano” (1857-58, pubblicato postumo dieci anni più tardi), e altre novelle dedicate al Friuli. Ancora più antico è il castello di Cassacco (10 km più a est), caratterizzato da due massicci torrioni, acquistato nella seconda metà del Quattrocento dal casato di Montegnacco, che si distinse per l’ amore della cultura e delle lettere. La zona, infine, è nota anche per i suoi complessi padronali.

Sempre a Cassacco si può ammirare Villa Gallici Deciani, costruita fra il XVII e il XVIII secolo, che è l’ esempio più settentrionale di villa veneta. Le ippovie del Cormor fanno parte di un più ampio progetto teso a mettere in rete, sotto il profilo turistico, diversi comuni del Friuli pedemontano. In futuro esse dovrebbero collegarsi addirittura a un sistema sovraregionale di percorsi ciclo-ippici, fino a raggiungere l’ Umbria e la Toscana.

fonte:Scriptanews