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Foibe: i 1048 nomi

Un faldone senza neppure uno straccio di copertina, un preambolo, una nota d'accompagnamento. E neppure un «ci dispiace, è andata così», che del resto sarebbe parso atrocemente stonato. Solo un elenco asettico di nomi, date di nascita, professione o corpo d'appartenenza, data della cattura e della deportazione. Schegge di vite perdute, appese lassù, nel firmamento dei martiri.

Foibe, i 1048 nomi segreti dei martiri di Gorizia

Era rimasto chiuso in archivio

Un faldone senza neppure uno straccio di copertina, un preambolo, una nota d’accompagnamento.

E neppure un «ci dispiace, è andata così», che del resto sarebbe parso atrocemente stonato.

Solo un elenco asettico di nomi, date di nascita, professione o corpo d’appartenenza, data della cattura e della deportazione. Schegge di vite perdute, appese lassù, nel firmamento dei martiri.

Carne morta, morta da un pezzo.

Ma volti e sorrisi, e capelli imbrillantinati, e divise indossate con fierezza; e ricordi di baci e di abbracci, e di carezze, piantati come un chiodo ribattuto nel cuore di chi è rimasto.

Crea Giuseppe, per esempio. Di lui si dice solo questo: «Nato il primo giugno 1923 a Motta San Giovanni, provincia di Reggio Calabria, oce (padre) Nicola, mati (madre) Santa Minniti. Arrestato a Gorizia il 3 maggio 1945, deportato campo di concentramento di Sussak. Guardia di PS». O Luigi Bandel, «nato il 29 marzo 1921 a Comeno, padre Luigi, madre Giuseppina Godnich. Alpino. Reggimento Tagliamento. Prelevato a Gorizia il 18 maggio 1945. Ultima segnalazione Postumia». O Antonacci Nicola, «maresciallo, nato a Gallipoli 1898, di padre Guglielmo madre Teresa De Benedetto, arrestato a Lucinico, Gorizia, il 6 maggio ‘45».

fonte: Friuli Venezia Giulia