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Ubi Petrus ibi Ecclesia

Certamente la chiesa di S. Pietro dell’VIII secolo costruita sul monte dopo la distruzione di Julium Carnicum (forse all’interno di una struttura fortificata), fu la cattedrale di Amatore, l’ultimo vescovo giuliese, così come la basilica cemeteriale del Julium Carnicum del VI ....

Sì in Carnia c’è S. Pietro e attorno a Lui la Sua “chiesa”, i Suoi credenti, i Suoi fedeli. Non ci sono documenti anteriori al III secolo che ci possono raccontare se il Cristianesimo arrivò a Julium Carnicum prima di allora, così come non ce ne sono di una probabile presenza di S. Pietro e S. Marco ad Aquileja nei primi anni della nuova era. Piace pensare però che in quella sorta di fervore missionario suscitato dall’esortazione del Cristo a predicare il Vangelo a tutte le genti che Pietro e Marco siano approdati anche ad Aquileja e che Ermacora consacrato da Pietro ne sia stato il primo vescovo. A sostegno di questo “immaginario“ c’è l’autografo del grande imperatore e re di Boemia Carlo IV di Lussemburgo che dopo essere stato ad Aquileja nel 1355 così scrive:

“Io Carlo IV per grazia di Dio re dei Romani sempre augusto e re di Boemia ho visto il libro dei vangeli di S. Marco di sua propria mano scritto integro dall’inizio alla fine in sette quaderni in possesso del patriarca e della Chiesa Aquilejese il quale libro in detta chiesa fu conservato dal beato Ermacora e dalla Chiesa Aquilejese predetta fino all’odierno giorno, che sicuramente il beato Ermacora dalla mano del beato Marco il medesimo libro ricevette e dal Beato Pietro per designazione ed intercessione di S. Marco ricevette l’episcopato della predetta Aquilejese Chiesa, del quale libro per mia petizione presso il patriarca e il capitolo di detta Aquilejese Chiesa ottenni questi due ultimi quaderni del libro predetto ed gli altri cinque precedenti sono rimasti nella chiesa sopradetta e queste cose ho scritto di mano mia propria l’anno dall’Incarnato Verbo 1355 nella vigilia di tutti i Santi nell’anno nono del mio regno.”

Accettando questa testimonianza della buona fede dell’imperatore ci rimane facile immaginare che Ermacora, vescovo della “Seconda Roma”, a sua volta spinto dallo zelo apostolico, si sia mosso seguendo le orme di Pietro verso quei centri romani, destinati a diventare “municipium o colonia“ dislocati sulle grandi strade verso la Rezia, il Norico e la Pannonia, per istituire quelle primordiali diocesi che sarebbero state alla base della Sua provincia ecclesiastica metropolitana. Ipotesi questa che suggerirebbe la presenza del vescovo in Julium Carnicum ed in altri centri similari molto prima di quel III secolo che segna la nascita e la cronologia discretamente documentata del Cristianesimo “extra urbem” della Decima Regio.

In questo contesto una sorta di legame affettivo tradizionale col Pricipe degli Apostoli sbarcato ad Aquileja con S. Marco, sarebbe dal III secolo in poi la conseguenza della nascita di quel culto per S. Pietro che farà sorgere le numerose cattedrali a Lui dedicate. Tra queste, S. Pietro di Carnia e abbastanza a noi vicine S. Pietro di Castello a Venezia e S. Pietro di Salisburgo. A questo riguardo torna utile ricordare che nei primi due secoli i cristiani, si riunivano nelle “domus ecclesiae” (casa dell’assemblea) che privati cittadini concedevano a preti e vescovi per la celebrazione del culto divino. Dal III secolo in avanti quando l’originario significato della parola “ecclesia” passerà ad indicare il luogo sacro (chiuso e coperto) dove l’assemblea dei fedeli dovrà raccogliersi per le funzioni del nuovo culto cristiano nascerà il problema delle strutture adatte per la capienza del crescente numero dei fedeli che più avanti (IV-V secolo) troverà la soluzione nelle basiliche cemeteriali prima, nell’addattamento delle basiliche pagane poi, (specie nelle città) e infine nella costruzione di grandi edifici sacri sui sepolcri e reliquie dei santi. Così è accaduto per Aquileja e per Giulio Carnico. Certamente la chiesa di S. Pietro dell’VIII secolo costruita sul monte dopo la distruzione di Julium Carnicum (forse all’interno di una struttura fortificata), fu la cattedrale di Amatore, l’ultimo vescovo giuliese, così come la basilica cemeteriale del Julium Carnicum del VI secolo fu la cattedrale del vescovo Massenzio. In seguito con l’inglobamento della diocesi nella giurisdizione del patriarca Callisto, il vescovado fu ridotto a prepositura e la cattedrale a chiesa collegiata suffragata più tardi da un capitolo di otto canonici che sopravisse fino alla soppressione napoleonica del 1810. Adesso sarebbe tempo che San Pietro “ post cinerem resurgat” magari a piccoli passi, incominciando a ricostituire quel piccolo senato del capitolo canonicale che potrebbe forse fermare l’attuale deriva religiosa e morale della Carnia. Otto canonici, rappresentanti tutti i canali che salgano a San Pietro e lo invochino con le parole dei graffiti presenti sulla tomba dell’Apostolo nelle grotte vaticane: “Petrus salva navem ecclesiae”, parafrasabile in “Petrus salva navem ecclesiae Carnorum”, senza dimenticare naturalmente che la fede smuove le montagne!
Giovanni Canciani

Per al Preziosa testimonianza Ringrazio l’autore Giovanni Canciani ed il Responsabile Giorgio Plazzotta di cjargne.it

(Associazione culturale Ciberterra)

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