
Il rischio sismico del Friuli Venezia Giulia, le conseguenze demografiche del terremoto in Friuli, le novità nella progettazione e nelle tecnologie di protezione delle strutture nelle zone sismiche, la prevenzione del patrimonio storico-architettonico dal rischio terremoti, le tecniche innovative di rilevamento delle aree a rischio, gli esiti della pianificazione comunale e regionale nell’area della ricostruzione, gli strumenti e i metodi per il restauro dei beni artistici dopo il terremoto in Friuli.
Sono alcune delle ricerche realizzate dagli esperti dell’università di Udine in favore del territorio nel campo della conoscenza e della difesa dai terremoti.
Questi ed altri studi verranno presentati nel corso del convegno “Il terremoto del 1976 – 30 anni dopo”, in programma giovedì 27 aprile, con inizio alle 9, nel palazzo comunale di Venzone, e venerdì 28 aprile in sala Ajace, a Udine, organizzato dall’università di Udine e dalla Regione Friuli Venezia Giulia in collaborazione con il Centro internazionale di scienze meccaniche (Cism), l’Associazione dei sindaci della ricostruzione e l’Associazione dei consiglieri regionali. «Molte di queste ricerche – spiega il coordinatore scientifico del convegno, Marcello Riuscetti, docente di Sismologia applicata all’università di Udine – sono state rese possibili dal cospicuo intervento della Protezione civile regionale».
Ufficio Stampa Università degli Studi di Udine
Nell’Immagine la Mappa delle Scosse registrate.

Luisa Maria Carretta








