
La “comune identità” si costruisce a volte su di un percorso fatto di ricordi e testimonianze, attraverso una riflessione profonda di quello che eravamo e che, nel tempo, ci ha portato ad essere quello che siamo..
o che ancora si desidera diventare
Chiunque abbia vissuto catastrofi simili a quella di questa terra, sa bene come sia quasi del tutto impossibile cancellare ricordi, solitudini ed emozioni.
A volte occorre fare un passo indietro, fermarci ad ascoltare chi ha vissuto quel dolore, per capire quanto questa gente con difficoltà immense ma con forza e dignità abbia trovato soluzioni e nuove speranze cercando di andare oltre il “terremoto interiore” di quelle ore .
Eppure…
Un bimbo non si chiede perché il soffitto tremi,
si ferma ad osservarlo con stupore, crede voglia giocare
Un bimbo non si chiede perché non ti lascino lì ad osservare,
sente mani che prendono con forza, che afferrano,sollevano, alzano e portano lontano
Un bimbo non si chiede perché cadano le tegole
Che il vento desideri giocare?
Un bimbo non si chiede perché gli alberi disegnino strane geometrie,
forse, il loro, è solo un danzare .
E mentre guardi ed osservi il mondo cambiare chi ti ha preso non riesce più a camminare,
tutto si solleva, tutto trema
Allora si ferma con te, ti mette a terra, senza parlare, senza nulla dire
il suo corpo sul mio il suo calore, il respiro
Chiudo gli occhi .
lascio che tutto passi…

allora ero bambina… eppure oggi…
come allora…
La mia vita, tra le tue mani .
a W. Luisa Maria

Luisa Maria Carretta









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