Viticoltura ed Enologia Biologica

Friuli Venezia Giulia: La normativa europea non parla di vino biologico ecco perchè è necessario sviluppare un quadro normativo europeo di riferimento per il settore della viticoltura e dell’enologia biologica mediante sperimentazioni ad hoc, dal laboratorio ad aziende pilota, per la produzione di vino biologico di qualità nel rispetto dell’ambiente e delle esigenze del consumatore. È l’obiettivo del progetto comunitario Orwine (Organic viticulture and wine-making) il cui coordinamento scientifico è stato affidato dipartimento di Scienze degli alimenti dell’università di Udine....

Friuli Venezia Giulia: Sviluppare un quadro normativo europeo di riferimento per il settore della viticoltura e dell’enologia biologica mediante sperimentazioni ad hoc, dal laboratorio ad aziende pilota, per la produzione di vino biologico di qualità nel rispetto dell’ambiente e delle esigenze del consumatore. È l’obiettivo del progetto comunitario Orwine (Organic viticulture and wine-making) il cui coordinamento scientifico è stato affidato dipartimento di Scienze degli alimenti dell’università di Udine. Capofila organizzativo è l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica. Il progetto coinvolgerà produttori di vino biologico, distributori, consumatori, esperti e policy makers, che verranno interpellati nelle diverse fasi del lavoro per avere i loro contributi e suggerimenti..

«Orwine – spiega il coordinatore scientifico, Roberto Zironi, docente di tecnica enologica all’università di Udine – punta soprattutto a sviluppare tecniche ecologicamente sostenibili, e orientate alle richieste del consumatore, per il miglioramento della qualità del vino biologico e per una normativa di riferimento basata su dati scientifici».

Al progetto partecipano anche l’Istituto di chimica agraria ed ambientale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e la Vinidea s.r.l. Gli altri soggetti coinvolti sono:

l’International federation of organic agriculture movements;

i francesi dell’Institut technique de l’agriculture biologique,

il Centre technique interprofessionnel de la vigne et du vin

l’Institut national de la recherche agronomique;

i tedeschi della Federal association of organic wine producers

il dipartimento di Microbiologia e biochimica dello State research Institute di Geisenheim

gli svizzeri della Forschungsinstitut für biologischen di Landbau.

La normativa europea non parla di vino biologico. Sull’etichetta dei vini si trova infatti solo la dicitura “prodotto da uve da agricoltura biologica”. In Italia, la superficie totale di vigneto a conduzione biologica nel 2003 era di 28.000 ha (Ismea 2005), con oltre il 99% rappresentato da viti per la produzione di uva da vino. La maggiore diffusione territoriale è detenuta da Sicilia e Toscana. Le cantine biologiche risultano invece prevalentemente situate nel Centro-Nord Italia. Le aziende che producono vino biologico vanno dalle piccole alle grandi dimensioni: si passa da meno di un ettaro a quelle con più di duecento ettari. L’età degli imprenditori è minore rispetto a quella media del settore agricolo: solo il 35% supera i 50 anni e presenta, inoltre, un livello d’istruzione elevato. Quasi il 60% della produzione, viene esportata principalmente in Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Olanda e Stati Uniti. (Fonte: Luca Bernardis, “Fattori di qualità nella produzione del vino biologico”, tesi di laurea, università di Udine, 2005).

Ringrazio come sempre la dott.ssa Simonetta Di Zanutto, l’Ufficio Stampa per le preziose segnalazioni ed il Magnifico Rettore prof. Furio Honsell che si impegna quotidianamente e con passione per la formazione la ricerca, l’ informazione ed il prestigio dell’Università.

Luisa Maria

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