Questo sito contribuisce alla audience di

Aquileia e Grado..i dolci intrecci della storia.

Oggi, Grado conta 8.700 abitanti su una superficie di 115 kmq, per la maggior parte laguna, dove sopravvivono ancora i vecchi “casoni”, le abitazioni di canna palustre dei pescatori, ma dove quasi nessuno vive più come una volta...

Oggi, Grado conta 8.700 abitanti su una superficie di 115 kmq, per la maggior parte laguna, dove sopravvivono ancora i vecchi “casoni”, le abitazioni di canna palustre dei pescatori, ma dove quasi nessuno vive più come una volta.

Ne parla un nuovo portale turistico del Friuli Venezia Giulia, girofvg.com, conosciuto regione prima ancora che in rete, attraverso una rivista che copre quasi l’intero territorio. La storia di Grado e Aquileia è ricca di intrecci, anche il dialetto che si parlava qui era diverso da quello di paese, un arcaico paleo-veneto, forse il ceppo madre di tutti gli altri dialetti costieri. Il turismo è oggi la principale fonte di reddito dell’isola. Ma basta passeggiare nelle calli di città vecchia, o seguire una celebrazione solenne nel Duomo, per respirare un po’ l’atmosfera di un paese che è ancora fortemente attaccato alle sue origini di “figlia di Aquileia e madre di Venezia”, come dicevano i “veci de l’isola”.

Figlia di Aquileia perché ne era lo scalo sul mare, detto Gradus.

Non sappiamo quanti abitanti avesse Gradus in età romana, ma una vecchia tradizione la chiamava “ambriabella”, forse un arcaico retaggio di quel commercio dell’ambra che tanta fortuna diede a queste zone.Con le scorrerie barbariche del V secolo, gli Aquileiesi trovarono rifugio lungo la costa, facendo di Grado la Nuova Aquileia, che eredita anche l’antica sede vescovile.

Grado resta nell’orbita greco-bizantina, ne sono testimonianza le due importanti basiliche del V-VI sec., dedicate rispettivamente, a Santa Maria delle Grazie, la più antica, ed a Sant’Eufemia, martire a 16 anni in quel di Calcedonia, località sul Mar Nero.

Fu al Vescovo di Grado che Giustiniano, l’imperatore romano d’Oriente, riconosce il titolo di Patriarca, dopo Gerusalemme, Costantinopoli, Roma, Alessandria ed Antiochia, che Aquileia rivendica dopo la sua morte (565) e l’arrivo di Alboino 3 anni dopo.Ancora oggi, non sappiamo quante siano le chiese ed i monasteri che costellavano la terraferma, diventata poi laguna, sembra, verso il Mille.

Ed è proprio in questo periodo, che il Patriarca di Grado “prende casa “ in quel di Venezia, dove ci rimarrà praticamente stabilmente fino al definitivo trasferimento nel 1451. Chiesa Madre di tutte le diocesi altoadriatiche fino in Dalmazia, è ancora oggi sede vescovile. Passerà sotto l’Austria dopo la caduta di Venezia (1797) ed il periodo napoleonico, con L‘istituzione del Lombardo-Veneto nel 1815 (congresso di Vienna).Nel 1873, grazie ad un pediatra fiorentino, il dottor Giuseppe Barellai, viene scoperta come luogo di cura per i bambini, che in fondo ne sono stati i primi turisti. Vent’anni dopo, Grado verrà riconosciuta “Luogo di cura” con legge Imperial Regia di Francesco Giuseppe, diventando la spiaggia della nobiltà austroungarica.

Questo bel mondo di pizzi e merletti, che faceva il bagno praticamente vestito per non abbronzarsi, con le donne che dovevano coprirsi subito per non mostrare le forme, ma al quale deve la scoperta dell’acqua dolce a 217 metri di profondità sparisce con la Grande Guerra.

Subentreranno gli Italiani, specialmente coloro che abbisognavano di cure particolari, come le sabbiature, che , sembra, siano nate quando i pescatori facevano scaldare la sabbia in padella per applicarla in sacchetti sulle parti doloranti.

Dopo la seconda guerra mondiale, arrivarono anche a Grado moltissimi esuli dall’Istria, circa 1.300 persone solo con il primo esodo, e la popolazione aumenta subito, tant’è che bisogna colmare zone lagunari per ricavare spazi edificabili, come l’isola della Schiusa o la Colmata, dietro la spiaggia libera.

di Roberta Bressan