Il Friuli Venezia Giulia tra rito, tradizione e suggestione

Sono magiche suggestioni quelle che il Friuli Venezia Giulia offre in questo periodo con due cerimonie antiche e ricche di significati: L’Epifania del Tallero a Gemona e La Messa dello Spadone a Cividale del Friuli

Sono magiche suggestioni quelle che il Friuli Venezia Giulia offre in questo periodo con due cerimonie antiche e ricche di significati:

L’Epifania del Tallero a Gemona del Friuli

e La Messa dello Spadone a Cividale del Friuli

Epifania del tallero

La cerimonia ha origine dalla tradizione medioevale. Si forma un corteo storico di dame e cavalieri, il cui incedere e’ cadenzato dal suono dei tamburi; il sindaco della citta’ viene accompagnato fino al duomo, dove viene celebrata la messa. La funzione religiosa e’ ricca di gesti rituali; all’offertorio il sindaco porge all’arvciprete un tallero d’argento. L’usanza e’ di difficile interpretazione: si tratta forse di un simbolico atto di sottomissione del potere temporale a quello spirituale, o di una trasposizione del dono portato dai re Magi in una forma peraltro presente nell’antica tradizione cristiana di Aquileia.

Messa dello spadone
E’ un rito religioso di cui non si ha ancora una precisa documentazione che ne indichi l’origine e il significato. Nel tempo, diversi storici hanno cercato di svelare il “mistero” che avvolge questa antica cerimonia con diverse interpretazioni, spesso frutto di una fervida fantasia. Di sicuro si tratta di uno dei riti liturgici più singolari e suggestivi che la Chiesa ha conservato. L’appellativo “dello spadone” deriva dal fatto che, durante la cerimonia liturgica, fa la sua comparsa una spada, appartenuta al Patriarca Marquardo di Randeck, che il Diacono usa, in diversi momenti, sollevandola e fendendo l’aria in segno di saluto o benedizione, quando si rivolge al clero disposto nel coro e ai fedeli. La tesi più accreditata è quella che vuole dare alla cerimonia il doppio significato liturgico e politico, in quanto celebrata dal Patriarca all’atto del suo insediamento. Il Patriarca, infatti, era anche uomo d’arma in quanto deteneva il potere “temporale” di un vasto territorio: il Patriarcato d’Aquileia.

Questa tesi può essere ulteriormente avvalorata dal fatto che il Diacono, con in testa un elmo piumato, durante alcuni momenti del rito impugna con la mano destra la spada e con la sinistra l’Evangeliario.

La messa ha inizio con la processione del clero che esce dalla sacrestia secondo un preciso protocollo: il primo ad uscire è un chierichetto con una croce astile in argento, ai suoi lati due ceroferari con i loro candelieri; seguono i canonici ( un tempo una quarantina) con la cappa magna e le insegne di conti di Tolmino; il Suddiacono e il Diacono con in testa l’elmo piumato, la spada impugnata con la destra e l’Evangeliario appoggiato al petto sorretto con la sinistra; il celebrante con a fianco il maestro delle cerimonie seguiti da altri chierici che chiudono la processione.

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