
“Rileggendo queste poesie mi sono accorto con sorpresa di avere avuto una storia sentimentale e non soltanto un amore.
La differenza e’ piuttosto grande: un amore nasce, ha un’intensita’, sfiorisce, muore, puo’ e non puo’ dare un colore a tutto il resto. La storia sentimentale rimane invece anche dopo la fine, e l’uomo, il mondo, la parola, i vigili urbani, le prostitute, i sassi vivono in funzione di quella speranza prima, di quel ricordo poi; non solo, ma si trasformano.
Ogni valore, ogni sensazione nascono, hanno un’intensita‘, muoiono nella speranza prima, nel ricordo poi. Le poesie qui contenute sono state composte per la maggior parte nel ‘62-’63, altre nel ‘61, poche nel ‘60 e nel ‘64. Seguendole cronologicamente si puo’ afferrare l’accavallarsi e il prevalere ora di questo ora di quel motivo, secondo una logica (o piu’ spesso secondo una non-logica) che e’ di tutte le manifestazioni umane.
La tecnica non e’ essenziale.
Quello che vale, oltre ogni altra considerazione e’ non la musicalita’, questo o quel tema, la poesia stessa; ma proprio il lungo viaggio, quella coscienza di diventare uomo acquistata gradualmente, soffrendo (come tutti d’altronde), quella consapevolezza di un distacco continuo da alcuni momenti per altre stagioni.
E questa umanita’, profonda, la raggiungo appunto attraverso un amore sfortunato, un lento incontro che si trascina a morire nella sua propria, semplice, esclusiva poesia, nel suo concetto troppo spirituale e idealizzato per essere realta’. Questa storia sentimentale su cui ho poggiato le basi della mia poesia non ha proprio niente di speciale; a me, che l’ho sentita e seguita in tutta la sua forza odiando prima gli uomini, poi la creazione, infine Dio stesso puo’ sembrare la piu’ grande e la piu’ perfida di tutti i tempi; ma in verita’ e’ uno dei soliti innamoramenti giovanili in cui si trova la scusa e la giustificazione (facile) di tutto il male, di tutte le paure.
Oggi che vivo nella ‘verita’ capovolta’, che mi credo maturo e finito, ho pero’ spesso malinconia di questo iniziale, ingenuo pessimismo buono; ho, nel voltarmi, la sensazione di voler ricominciare tutto daccapo e di non lasciare niente, non trascurare niente di quello che ho fatto, studiato, sofferto.
Oggi nel voltarmi so di voler bene, un gran bene alla mia vita e a chi me l’ha data,
me l’ha fatta capire, conquistare.”
Roberto Vecchioni
DI SOGNI E DI AMORE.
di Roberto Vecchioni
Frassinelli
pag. 192
Anno 2007
ISBN

Luisa Maria Carretta








