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Barbana: spirito blu mare

Qui lo spirito lo si tocca con mano. E se lo spirito avesse un colore .. sarebbe blu mare

Qui lo spirito lo si tocca con mano.

E se lo spirito avesse un colore .. sarebbe blu mare

Il sole brilla in un cielo sempre più azzurro mentre dal molo di Grado attendo la piccola imbarcazione per andare all’Isola di Barbana.

Ne avevo sentito parlare, sapevo che era un’isola piccola e gentile e che il suo nome era legato al tanto amato Santuario Mariano che la rende famosa, eppure, salire su quella barca e staccarsi dal molo e dalla terraferma, ha un sapore del tutto particolare.

Il rumore del traffico cittadino si disperde e fa spazio al suono mite e dolce delle onde del mare mentre anche il caldo estivo diventa, sulla pelle, brezza sempre più fresca e leggera.

Non uno dei sensi è preparato a quello che mi attende perchè Barbana è, forse, una tra le mete più suggestive della laguna.

La prima cosa che si nota, avvicinandosi, è il bosco di bagolari, cipressi e pini che crescono fitti, senza piegarsi al vento, poi c’è la cupola e l’alto campanile.

Una volta scesi ci si dirige verso la Chiesa inaspettatamente grande, dallo stile romanico e del tutto simile, nel soffitto, alla Basilica di Aquileia sebbene ne sia diversa per impostazione, affreschi e proporzioni.

La data ufficiale dell’origine del santuario è il 582 ed è legata a Barbano, l’eremita che trovò l’immagine della Madonna poco dopo una violenta tempesta. Sembra che a questo luogo siano legati numerosi eventi particolari tant’è che ancor oggi, una volta l’anno, la prima domenica di Luglio, un corteo composto da piccole imbarcazioni di pescatori si riunisce e si ritrova in Pellegrinaggio per grazie ricevute nel corso dei secoli o per chiederne ancora.

Difficile stabilire quanti vengano per scoprire quest’isola così particolare, forse migliaia di persone, di sicuro trovarono rifugio anche molti esuli di Fiume, Istria e Dalmazia, persone comuni, donne e bambini sfuggiti alla morte dopo la seconda guerra mondiale, approdati in una terra con un diverso orizzonte e privati di tutto, anche del ritorno.

I libri all’interno la cappella del Bosco custodiscono richieste, sogni, desideri, in mille diverse lingue che si uniscono per diventare, una accanto all’altra, voce e spirito di un luogo che è anche anelito e speranza.

“E il cuore di Maria?” sussurra con esile voce un frate a chi cerca compromessi per togliere l’abito e ritrovare i contenuti dell’anima raccontando la propria mancanza nell’intimità di una piccola stanza…

I frati benedettini ci ricordano che qui, d’inverno, il fruscio del vento diviene canto e che questo silenzio è contemplazione dello spirito e sublime estasi di pace…Certamente non si può dire se sia solo la fede a portare così tante persone a Barbana..

ma qualcosa accade in quest’atmosfera..

qualcosa di molto più grande di quanto si possa percepire….

Luisa Maria Carretta

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