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Il sismografo italiano destinato a Base Belgrano - stazione permanente antartica argentina a soli 1200 km dal Polo Sud - è arrivato finalmente a destinazione!

Il sismografo italiano destinato a Base Belgrano - stazione permanente antartica argentina a soli 1200 km dal Polo Sud - è arrivato finalmente a destinazione
Il sismografo italiano destinato a Base Belgrano - stazione permanente antartica argentina a soli 1200 km dal Polo Sud - è arrivato finalmente a destinazione! Lo hanno installato due settimane fa Milton Plasencia e Claudio Cravos, ricercatori del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste), con l’aiuto del Comando Antartico Argentino e della Direzione dell’Instituto Antartico Argentino, nell’ambito di un progetto internazionale finanziato dal Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, PNRA, che vede unite le competenze di OGS e del gruppo di sismologia del professor Giuliano Panza Università di Trieste, e la collaborazione dei colleghi argentini.

Quinto di una serie di stazioni sismografiche ultramoderne che monitorano in continuo un territorio di 900 mila kmq nella zona del Mare di Scotia, il sismografo di Base Belgrano, da subito operativo, ha già iniziato a fare il suo dovere registrando alcuni terremoti di media megnitudo nell’area delle Isole Sandwich Australi. La sua utilità pratica deriva dal fatto che i fenomeni geodinamici e le strutture litosferiche che caratterizzano l’intera zona del Mar di Scotia mostrano interessanti analogie con il Mediterraneo Centrale e il Mar dei Caraibi, e dunque potrà fornire ai ricercatori un modello comparativo per comprendere anche i fenomeni sismici del bacino mediterraneo.

Da questo progetto, che ha visto l’OGS occuparsi principalmente della parte sperimentale realizzando la rete sismologica a banda larga ASAIN (Antartic Seicmographic Argentinean Italian Network), e l’Università di Trieste dell’interpretazione dei dati trasmessi in tempo reale, i ricercatori sperano di ricavare anche risposte a quesiti scientifici tuttora in parte o completamente irrisolti, quali la possibilità che ci sia un passaggio di materiale del mantello terrestre tra Pacifico e Atlantico, o addirittura una risalita di materiale dal mantello, nella zona del Cile.

Non solo, i dati della rete ASAIN, e in particolare quelli di Base Belgrano, possono essere utilmente impiegati per lo studio dei cosiddetti “icequakes”, le onde sismiche che si generano all’interno degli immani ghiacciai polari a causa dei loro movimenti.