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Friuli Abruzzo: insieme nel giorno dell'anniversario del terremoto

6 Aprile 2009, 6 Maggio 1976. Molte le similitudini tra queste due piccole regioni a cominciare dall’Aquila che oltre ad essere città colpita è anche simbolo del Friuli Venezia Giulia. Le celebrazioni per il ricordo del disastroso terremoto sono cominciate proprio dal Duomo di Gemona del Friuli, domenica scorsa con il K626 di Mozart ma il clou delle commemorazioni è previsto per domani

Terremoto, l'anniversario del Friuli

6 Aprile 2009, 6 Maggio 1976. Molte le similitudini tra queste due piccole regioni a cominciare dall’Aquila che oltre ad essere città colpita è anche simbolo del Friuli Venezia Giulia. Le celebrazioni per il ricordo del disastroso terremoto sono cominciate proprio dal Duomo di Gemona del Friuli, domenica scorsa con il K626 di Mozart ma il clou delle commemorazioni è previsto per domani con l’arrivo in regione del Presidente del Senato Schifani. E mentre sta per partire anche la mostra ‘Terremoti d’Italia’, realizzata a Villa Manin di Passariano (Udine) dal Dipartimento della Protezione civile e dal Ministero per i beni e le attivita’ culturali, che mira a sensibilizzare i cittadini sulle problematiche inerenti il rischio sismico e sulla prevenzione, l’abbraccio e il ricordo in queste ore è per chi non è più tra noi e per il sisma d’Abruzzo .

La zona più colpita fu quella a nord di Udine, con epicentro il monte San Simeone situato tra i comuni di Trasaghis e Bordano, Venzone e Gemona del Friuli e intensità pari a 6,4 della scala Richter, e al decimo grado della scala Mercalli. Un terremoto non solo per le abitazioni ma anche per l’anima ferita di una regione intera con 1.000 morti, 100.000 senza tetto, una superficie di 4.812 chilometri quadrati, 119 comuni danneggiati e, tra questi, 41 classificati disastrati e 45 gravemente danneggiati.

Un dramma che ha conosciuto una grande solidarietà nazionale e mondiale.
E’ nel dolore che si apprezza il sentirsi vicini e dal dolore e dal lutto si può uscire con il tempo e con il desiderio di ricostruzione.

Le ferite da sanare sono diffuse e consistenti. Non vuol dire, però, che non ci si possa provare mantenendo così vivo il ricordo di quello che eravamo, di chi c’è ancora nel nostro cuore per aprirci alla speranza di un futuro migliore.