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Ovadia, shalom alla vita

“Sono ebreo di origine Bulgara e sono grato all’Italia per la tranquillità che mi ha dato”. A parlare è Moni Ovadia considerato uno tra i più grandi artisti della scena italiana dal palcoscenico del Castello di Udine mentre tutt’intorno e al centro dei riflettori il viaggio e la vita.

Moni Ovadia

“Sono ebreo di origine Bulgara e sono grato all’Italia per la tranquillità che mi ha dato”. A parlare è Moni Ovadia considerato uno tra i più grandi artisti della scena italiana dal palcoscenico del Castello di Udine mentre tutt’intorno e al centro dei riflettori il viaggio e la vita.

E proprio da qui partiamo,da un viaggio che nasce con la consapevolezza che niente è assoluto e che tutto può cambiare tranne il valore stesso della vita che aumenta in chi si ritrova esule o vittima di pregiudizi. Uno spettacolo che trascina col suo fascino alternando recitazione, dramma e più spesso al capovolgersi della malinconia in gioco e intima riflessione sull’uomo e la religione

Moni OvadiaIl canto dell’esilio … Il canto dell’esiliato, non ha colore e non ha tempo. E’ il canto dell’italiano, del tedesco, dell’irlandese quando sbarcavano a Nuova York, e prima ancora di loro era il canto degli indiani, cacciati dalla loro terra, spinti da altri poveri come loro, a cui sfuggiva la comprensione e la distinzione tra vittima e carnefice. E’ il canto di chi non può cantare, a cui non basta negare persino la sua esistenza, per dargli la pace a cui ha diritto…. è il canto che per tutti è uguale….salam….shalom…alla vita…

Un russo, un ucraino e un ebreo discutono su cosa sia la vera felicità.
Il russo dice: “La vera felicità è una bottiglia di vodka e una bella donna con cui fare l’amore”.
L’ucraino scuote la testa, non è d’accordo. “No, non è abbastanza, ci vuole anche un bel pezzo di lardo e un piatto di borsc”.
L’ebreo dice: “Non sapete niente di felicità. Felicità è qvando a le tre del matino due agenti di Kgb bussano a la tuo porta e ti lo domandano: Ivanov abita qui? E tu, pazzo di felicità, rispondi: no, al piano di sopra”.

Luisa Maria Carretta, Gilberto Gamberini
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