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Coppette lavadita, gesto simbolico

Oggi è un gesto più che altro simbolico. Ma a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento soprattutto le signore le utilizzavano per fare gargarismi.

Posizionate sulla tavola in alto a sinistra (dove precedentemente si trovava il piattino del pane), le coppette assolvono il compito di lavadita se la portata precedente ha comportato l’utilizzo delle dita.

Gesto più che altro simbolico, in quanto si immergono nell’acqua solo i polpastrelli.

Nell’acqua potrebbe galleggiare una fettina di limone, indispensabile dopo i crostacei, o qualche petalo di fiore.

Le coppette potrebbero servire anche per la frutta, ma unicamente per rinfrescarla. Infatti la frutta deve arrivare sulla tavola già lavata.

Da Anthelme Brillat-Savarin, attraverso «Fisiologia del gusto», edito nel 1825, apprendiamo un utilizzo ben diverso delle coppette lavadita. “Circa quarant’anni or sono - Brillat-Savarin ci porta quindi al 1775 circa - le persone dell’alta società, quasi sempre donne, avevano l’abitudine di sciacquarsi la bocca alla fine del pasto. Perciò, al momento di alzarsi, voltavan le spalle alla compagnia: un cameriere presentava loro un bicchiere d’acqua: esse ne prendevano un sorso che poi ributtavano nella sottocoppa: il servitore portava via tutto, e l’operazione, fatta in questo modo, passava quasi inosservata. Ora tutto è cambiato. Nelle case in cui si vanta di avere usanze raffinate, dei servitori, verso la fine del dessert, distribuiscono agl’invitati bicchieri d’acqua fredda e in mezzo ad esse c’è una ciotola d’acqua calda. Tosto, gli uni in presenza degli altri, gl’invitati tuffano le dita nell’acqua fredda con l’aria di lavarsele e bevono l’acqua con cui si gargarizzano rumorosamente per poi ributtarla nella ciotola o nel bicchiere”.

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