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Cucchiaio, prende il nome dalle chiocciole

Prende il nome dalle lumache, meglio dalle chiocciole, una leccornia per gli antichi romani. Si posiziona alla destra in quanto si utilizza per il primo piatto.

Il nome viene dagli antichi romani. “Erano ghiotti di chiocciole, il cui singolare è cochlea - spiega Cesare Marchi -. Cochlear’ e ‘chochlearium’ era l’arnese adoperato per mangiarle, da cui l’odierno cucchiaio».

Il cucchiaio si posiziona alla destra del piatto, con la parte concava appoggiata alla tovaglia. Serve per mangiare la minestra dalla fondina. Riempito a metà con un movimento che parte dal bordo della tavola e va verso il centro, il cucchiaio arriva alla bocca con la punta, e senza aspirazioni rumorose.

Il cucchiaio di media misura serve per il brodo, le vellutine in tazza, i dessert cremosi.

Terminato, non si lascia il cucchiaio nella tazza, ma bensì sul piattino.

Il cucchiaino serve per mescolare lo zucchero nelle tazze da tè o da caffè, con un movimento verticale, dall’alto in basso e viceversa (non circolare).

Quindi abbiamo il cucchiaio a palettina per gelati e sorbetti.

Consumato il cibo per il quale si è utilizzato, il cucchiaio si posiziona all’interno del piatto, disponendolo, a similitudine dell’orologio, tra le 3,15 e le 5,25.
Antoine de Courtin scrive nel 1672: “É necessario rammentare che bisogna sempre asciugare il proprio cucchiaio quando, dopo esserci serviti, volete prendere qualcosa da un altro piatto; infatti c’è gente tanto schizzinosa che si rifiuterebbe di mangiare del cibo dal piatto dove voi avete deposto il cucchiaio dopo averlo messo in bocca. E anche se siamo a tavola con persone molto educate, non basterà asciugare il proprio cucchiaio: non bisogna più servirsene, ma chiederne un altro. Così oggigiorno in molti posti si mettono sui piatti dei cucchiai che servono unicamente a versare minestre o salse. E se è troppo calda non è corretto soffiare su ogni cucchiaiata; bisogna aspettare che si raffreddi”.