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Forchetta, ultima ad arrivare sulla tavola

Oggi quanto mai indispensabile (come potremmo mangiare gli spaghetti!) la forchetta, al suo esordio, ha scatenato la “collera divina”.

La storia della forchetta è recente e contestata. “Nel XI secolo, un doge veneziano sposò una principessa greca nella cui cerchia - bizantina - le forchette erano evidentemente già in uso. Infatti, apprendiamo che essa portava il cibo alla bocca mediante piccole forchette in oro a due rebbi. A Venezia ciò suscitò un tremendo scandalo: Tale novità parve un segno di raffinatezza talmente eccessivo che la dogaressa fu severamente disapprovata dai preti, i quali invocarono su di lei la collera divina. Poco tempo dopo fu colta da una malattia innominabile, e san Bonaventura non esitò a dichiarare che era stato un “castigo di Dio”. Ci vollero ancora cinque secoli prima che la struttura dei rapporti umani mutasse al punto da far sentire l’uso della forchetta come un’esigenza generale. A partire dal XVI secolo, dall’Italia la forchetta fu introdotta dapprima in Francia, e quindi anche in Inghilterra e in Germania, perlomeno negli strati superiori, come utensile per mangiare, quando in precedenza era stata usata soltanto per prendere il cibo solido dal vassoio comune. Fu Enrico III a importarla in Francia, presumibilmente da Venezia. I suoi cortigiani furono canzonati non poco per questo modo “affettato” di mangiare, e del resto in un primo tempo essi non acquisirono una piena familiarità con essa. Perlomeno, si racconta che una metà del cibo ricadeva sul tavolo nel tragitto che la forchetta compiva dal vassoio alla bocca”. Così la storia della forchetta documentata dallo studioso Norbert Elias, ne «Il processo di civilizzazione»)

Posizionata alla sinistra del piatto, con la parte concava appoggiata al tavolo, la forchetta si tiene tra il pollice e l’indice, con le punte rivolte verso l’alto. «É contrario all’educazione impugnare con tutta la mano la forchetta o il cucchiaio, come se si impegnasse un bastone; bisogna sempre tenerli soltanto con le dita» raccomandava nel 1729 La Salle, quando la forchetta ancora faticava ad inserirsi.

Quando la forchetta opera in collaborazione con il coltello, si impugna il manico, indice disteso, punte in giù. Nelle pause si posa sul piatto (non sul bordo, né sulla tovaglia), parallelamente alla tavola.

La forchetta non si utilizza per schiacciare il cibo, né per inforcare due bocconi alla volta.

Abbiamo poi la forchetta piccola per la frutta e per i dessert solidi, e la orchetta a due punte, che si poliziona alla destra del piatto, e serve per togliere le lumache dal guscio e per le ostriche.

Terminato il pasto, la forchetta si posiziona nel piatto, con i rebbi in posizione di riposo (rivolti verso l’alto), in una posizione che sull’orologio sarebbe tra le 15,15 e le 17,25.