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Arancia dall’Asia occidentale

Anche in insalata da una ricetta dello scirttore Anatole France

Come tutti gli agrumi, le arance si tengono con la mano sinistra e si sbucciano con il coltello nella destra, decapitando prima i due poli, poi incidendo la buccia a sezioni. Sezioni che si staccheranno facilmente con il coltello, tenendo il frutto fermo con la forchetta. Gli spicchi si portano alla bocca con le dita. Trattandosi di arancia particolarmente sugosa, meglio accettare il contributo della forchetta e del coltello.

Alternativa più raffinata: si punta il frutto con la forchetta, indi con il coltello si taglia in quattro o otto parti che, sempre con coltello e forchetta, si sbucciano separatamente. E con la forchetta si portano alla bocca.

I semi, discretamente “sputati” nella mano chiusa a pugno, vengono deposti sul bordo del piatto.
Originarie dell’Asia occidentale le arance appartengono al gruppo della frutta acidula, ovvero frutta ricca di acido citrico, malico e tartarico. Questi acidi, oltre a conferire il sapore acidulo, ne favoriscono la conservazione. Dopo l’assorbimento da parte dell’intestino, passano in circolo e, essendo acidi “deboli”, sotto l’azione dell’ossigine danno luogo alla produzione di acido carbonico, il quale, a sua volta, si combina con il sodio e con il potassio, formando carbonati e bicarbonati.

Appassionato di arance anche lo scrittore Anatole France. Come conferma questa sua ricetta del 1890. «Togliete buccia e semi a tre arance; adagiate le fette in una insalatiera; aggiungete cipolla pestata in un mortaio strofinato con aglio. Stendete uno strato di olive nere, condite con olio, sale, pepe e aceto bianco».