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Fiori: il linguaggio (d-f)

Dalla dalia (augurio di lunga vita) alla fucsia (amabilità)

Il linguaggio dei fiori, utilizzato nell’Ottocento con sottigliezza, anche oggi può far pensare ad una maggiore attenzione nei confronti del festeggiato. Paolina Grati ne “Il linguaggio dei fiori”, edito sul finire dell’Ottocento, fornisce le spiegazioni leggendarie o storiche.

Dalia = riconoscenza, augurio di lunga vita e miglior destino. Goethe pretendeva sempre grandi mazzi di questo fiore sulla scrivania. Come Giuseppina, la prima moglie di Napoleone. Prende il nome dal botanico Dahl che nel secolo XVIII la importò dal Messico. «Correva l’anno 1790, allorché M. Vincentes Cervantes, direttore dell’orto botanico del Messico, inviava a M. Cavanilles, direttore del giardino botanico di Madrid, alcuni tuberi grossi e carnosi di una pianta comunemente colà coltivata, e li presentava agli europei come alimentari, e ne consigliava la coltura non altrimenti che presso di noi si usa per le patate. Grati gli spagnuoli di vedere aumentare il numero dei legumi, cominciarono dall’assaggiare quelli che il Cervantes aveva mandato, ma contrariamente alle aspettativa, avendoli trovati coriacei, acidi, disgustosissimi, dovevano bandirli dalle specie commestibili, e si limitarono a rispondere che se al Messico si mangiavano con assai piacere, il gusto europeo era forse totalmente opposto a quello messicano. Sorpresi per altro, al momento di rifiutare queste piante, dalla vaghezza dei fiori dei quali vestivansi, pensarono che se non potevano servire per gli usi alimentari, avrebbero bensì potuto essere di vago ornamento ai giardini, ed infatti accettata ed applaudita l’idea, la dalia, che aveva fatto sì lungo tragitto per essere accettata nelle umili terre degli orti. Si trovò invece collocata fra le profumate aiuole dei giardini e dei parchi, dove fece la prima volta pompa di sé nell’autunno del 1791. Dalla Spagna nel 1802 e dall’Inghilterra nel 1803 le dalie, o giorgine, passarono in Francia, e di là in Italia dove per la prima volta se ne trova segnato un esemplare nel catalogo del 1810 del giardino Freyler alla Buttigliera presso Marengo; da quell’anno si sparsero via via per tutta Italia, e nel 1817 anche il giardino reale di Boboli in Firenze, ne possedeva alcuni esemplari».

Dalia bianca = freddezza.

Dalia gialla = leggerezza.

Dalia rossa = false lusinghe.

Digitale = lavoro. Fiori purpurei in grappolo con sembianza di un ditale. Dalle foglie si estraggono glicosidi usati nella terapia di patologie cardiache.

Dittamo = amore dormiente. Foglie perenni con fiori bianchi o rosa. Detta anche frassinella, la pianta è ricca di un olio essenziale.

Elleboro = pazzia. Fiori grandi a calice, rizoma ricco di glicosidi velenosi. Detta anche rosa di Natale. Nome con origine latina, ma con derivazione greca, significa “cerbiatto” e “mangiare”, perché da questa pianta si nutrono i cervi.

Epatica = confidenza, fiducia. Foglie sempreverdi, fiori azzurri, è una pianta medicinale velenosa. Detta anche erba trinità. Dal latino, “del fegato”, prende il nome dal colore e dalla forma delle foglie.

Erica = solitudine. Con rami fitti e sottili, foglie aghiformi e fiori piccoli solitari o riuniti in corimbi o in grappoli. Nota anche con il nome di scopa. Nella qualità Roi Eduard i fiori sono a corolla tuberosa, di colore soffuso di bianco all’apice.

Fiordaliso = chiarezza, luce, delicatezza. Fiori in capolini terminali, azzurri e rosa, crescono spontanei tra il grano. Pianta coltivata con scopo ornamentale.

Fiori d’arancio = verginità. Usati già nell’antichità per intrecciare le corone delle fanciulle che andavano a nozze.

Fucsia = amabilità, desìo. Diffusa nell’America Centro-meridionale e nella Nuova Zelanda, ha fiori penduli di colore rosso e violaceo.