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Ristoranti etnici: come comportarsi

Chiediamo senza problemi le posate se i bastoncini sono problematici. E lasciamo qualche residuo in un ristorante cinese

Entriamo senza eccessivi timori, se non per la nostra salute, in un ristorante messicano, quanto in uno cinese o giapponese o indiano. Il ristorante non gode dell’extraterritorialità, propria di una ambasciata. Siamo ospiti e pertanto degni di rispetto e dell’adeguata considerazione.

Sono i ristoratori delle varie etnie che si devono, o dovrebbero, adattare alle nostre esigenze. Siamo imbarazzati nell’utilizzo dei bastoncini? Chiediamo la forchetta. Chi lo vieta? Non certo il galateo.

Certo il galateo suggerisce la comprensione, l’adattabilità alle esigenze altrui. Soprattutto quando queste sono imposte dalla religione.

Se non ce la sentiamo di utilizzare le sole tre dita della mano destra per mangiare in un ristorante islamico, forse sarebbe bene evitare di andarci, in quanto così vuole quella religione.

E se siamo ospiti di un islamico non dovremmo dimenticarci che una delle quattro regole della buona educazione islamica vieta di fissare gli altri commensali, ma invita a leccarci le dita alla fine del pasto. Nessun problema nel primo caso, qualche remora, probabilmente, per il secondo.

Il galateo occidentale suggerisce come mettere le posate al termine di ogni portata: appaiate tra le tre e le sei se immaginiamo il quadrante di un orologio. Similmente evitiamo di piantare le bacchette nella ciotola del riso eventualmente avanzato.

In un ristorante cinese non preoccupiamoci poi di lasciare qualche “residuo” nel piatto. A maggior ragione se siamo ospiti di un cinese: un piatto vuoto, infatti, equivarrebbe a considerare avaro l’ospitante.

Le considerazioni e gli esempi sin qui esposti valgono se il ristorante etnico si trova ospite in altra Nazione. Diversamente se è un ristorante della Nazione che stiamo visitando, le regole cambiano radicalmente: saremmo noi a doverci adattare alle regole di comportamento locali.

Già lo scrisse nel 1554 monsignor Della Casa quando redasse il primo “Galateo”: «Si dee l’uomo sforzare di ritrarsi più che può al costume degli altri cittadini e lasciarsi volgere alle usanze».

E dopo di lui anche Stendhal: «Quando si è tentati di conoscere gli usi dei paesi stranieri, bisogna essere disposti a imbattersi in idee assurde, molto diverse dalle nostre».

All’estero ci si adegua alle abitudini del luogo, accettando gli usi, le credenze e la gastronomia. L’inadattamento è evidente esibizione di scortesia, di disprezzo della cultura del luogo.

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