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Aglio

Contro demoni e vampiri. Aglio anche per dare buon umore di “forzati” delle piramidi

Aromatizzante e medicinale, questo bulbo fa circondare di… vuoto chi ne fosse amante.

L’ammissione di questa debolezza “affettiva” ben si accompagna, ad esempio, a caramelle alla menta da succhiare fintantoché l’aria attorno non sia accettabile. Killer dell’amore, l’aglio chiama a sua difesa le riconosciute qualità medicinali: eupeptico e disinfettante intestinale. Sufficienti a non incrinare un amore?

Nell’antica Inghilterra si usavano corone d’aglio per tener lontani demoni e vampiri. Spicchi d’aglio venivano somministrati agli egizi che lavoravano alle piramidi, perché dava buon umore e preveniva le malattie. Gli atleti dell’antica Grecia lo masticavano prima di ogni gara. Durante le pestilenze i medici visitavano i malati tenendo nella maschera un tampone imbevuto di una soluzione agliacea.

«Nei piatti preferiti da Enrico IV, vecchietto galante e birichino, l’aglio non mancava mai - scrive Giorgio Cajati in “Erbe e fantasia”. Lo metteva tritato in tutte le insalate, ne cospargeva l’arrosto e il cosciotto di montone, mentre negli spinaci, nelle lenticchie e nel puré era solito usarlo a spicchi. L’unico cruccio di Enrico IV, quando mangiava l’aglio, era di avere poi l’alito cattivo; cosa questa che “ostacolava” gli scopi per i quali divorava l’aglio. Non avendo a disposizione chewing-gum e neppure chicchi di caffè, ricorreva allora al prezzemolo il quale faceva sparire l’alito cattivo».

Impeccabile, fresco, l’alito non deve trasmettere odori sgradevoli, tali da tradire il gradimento dell’aglio o il vizio del fumo.

«Quando si favella con alcuno, non se gli dee l’uomo avvicinare sì, che se gli aliti nel viso: perciocché molti troverai che non amano sentire il fiato altrui». Già nel Cinquecento, in una società per altri aspetti “cavernicola”, si richiedeva il rispetto della spazio vitale. La “predicazione” è di monsignor Della Casa, l’autore del primo «Galateo». Una “predica” spesso disattesa, ancora oggi.