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Albergo nella storia

Precauzioni: porte chiuse a attente ai buchi; ispezione delle lenzuola

1895 CHIUDETEVI IN CAMERA E Attente ai buchi!

Non si fa capolino dagli usci senza essere interamente vestiti, o almeno in veste da camera. Nelle stanze da letto non si riceve. Bisogna, per tutti i conti, chiudersi nella propria camera a chiave non solo di notte, ma anche di giorno, potendo darsi che alcuno apra il nostro uscio in isbaglio, per non dir peggio! E osservate, prima di tutto, o signore mie, che agli usci non vi siano buchi; e se vi sono, otturateli con carta od altro. (Camilla Buffoni-Zappa, «Come si vive nella buona società»)

1904 Signora prudente entrando in albergo

È prudenza, prima di entrare in un albergo, sapere il prezzo delle camere e del trattamento, per evitarsi spiacevoli sorprese. Se la signora viaggia sola, faccia il possibile di alloggiare in un albergo in cui abbia prima avute sicure informazioni. A tavola rotonda, la signora mostrerà tutta la finezza della sua educazione, col suo modo di comportarsi. Entrerà in sala senza cappello, indosserà un vestito serio e accurato, con pochi gioielli; non incoraggerà i vicini a trattarla con qualche domestichezza, e nel modo di mangiare non si scosterà mai dalle regole della più rigorosa civiltà. (Anna Vertua Gentile, «Come devo comportarmi»)

1946 Ispeziona le lenzuola

Negli alberghi, ispeziona molto attentamente le lenzuola, particolarmente il lenzuolo superiore. Se nella camera che ti viene assegnata vi è qualche cosa che non ti soddisfa, fa le tue richieste o rimostranze con molto garbo, evitando possibilmente le recriminazioni vivaci e rumorose (dànno noia a chi ode, e ti mettono in vista come persona litigiosa). Non credere scioccamente di nobilitare l’albergo (e per riflesso te stesso) chiamandolo «hôtel». Designa con parole italiane tutte le cose di cui fai richiesta (specialmente se nell’albergo vi sono stranieri che ti odono). (Rodolfo Bianchi d’Espinosa, «Norme di comportamento»)