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Automobile nella storia

Il “posto d’onore” e l’abbigliamento adeguato. Non entrare nel finestrino di una signora

1906 Il posto d’onore

In automobile come sui “Mail-coach” e su qualunque altra carrozza guidata dal proprietario delle medesime, il posto d’onore è accanto a lui, a sinistra; in nessuno di questi veicoli, una signora deve sedere presso al servitore che guida. La moda ha consacrato un abbigliamento speciale per l’automobile, con sacrifizio dell’estetica, d’altronde sempre offesa da quei goffi carrozzoni. (Emilia Nevers, «Galateo della borghesia»)

1929 Neo ricco e posti in auto

Quanto all’automobile, è da maldestro nuovo-ricco l’esaltare la marca, le qualità, il prezzo, e la propria abilità nel guidare. Il posto da tenere in auto e da dare ai compagni di carrozza, è difficile da definire e dipende dalle regole stradali che variano da paese a paese. Se il proprietario dell’auto guida egli stesso, lascerà che le altre persone se la vedano fra loro. Se ci sarà il guidatore, ed egli dovrà distribuire i posti, farà si che alla persona più d’importanza spetti nel fondo, o la destra o la sinistra, a seconda che l’una o l’altra rappresenterà il posto migliore. (Lidia Morelli, «Come devo comportarmi?»)

1934 Salottino per la strada

Le automobili d’oggi non sono più, come un tempo, arnesi selvaggi e misteriosi. I costumi alla Tartarin non debbono più essere portati dagli automobilisti. Un’auto è un salottino per la strada. Travestendosi da meccanici di varietà fareste credere - se non vi si vedesse presso la vostra vettura - d’essere come quei cavalieri senza cavallo, i quali passeggiano in tenuta ippica per stupire il vicinato. (Paul Reboux, «Il nuovo saper vivere»)
1934 La testa rimane fuori

Quando incontrerete una donna che conduce la sua piccola automobile, e quando vi avvicinerete per chiacchierare a vettura fermata, state attenti di non far villania introducendo la testa per lo sportello. È un eccesso di familiarità e, fatto pubblicamente, peggiora la colpa. Tocca alla signora sporgersi fuori, se lo crede opportuno. (Paul Reboux, «Il nuovo saper vivere»)