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Abito sposa

Lungo o corto, modello Ottocento, stile Impero o peplo? Non sempre l’abito sontuoso e chic.

Considerazioni di ordine generale che portano alla scelta dell’abbigliamento della sposa: l’abito deve adattarsi alla figura e alla personalità della sposa, al livello, al luogo della cerimonia; la sposa dovrebbe trasmettere freschezza e ispirare tenerezza; non dovrebbe vestire in modo troppo sexy; la sposa ha l’esclusiva nel colore: se in bianco, nessun altra invitata potrà presentarsi in bianco; non sempre l’abito sontuoso è chic, mentre appare più spesso vero che lo è quello semplice.

Lungo o corto? Anche in questo caso la lunghezza dell’abito della sposa non è sancita. Ve ne sono di lunghi con lo strascico, midi, al ginocchio, mini. Con l’abito corto prevale la semplicità della linea , valorizzata da un tessuto e dagli accessori più ricercati. Un abito corto, al ginocchio o poco più su, sarebbe particolarmente indicato per le spose sportivissime, abituate a vestire in jeans o pantaloni, e che si sentirebbero a disagio con il lungo. In questa scelta giocano un peso determinante le gambe che, necessariamente, devono essere ben tornite.

I classici per il sì vanno dal modello Ottocento, il più romantico, quello che ricorda le mises di “Via col vento”, al modello peplo passando per lo stile Impero.

Il modello Ottocento ha un bustino aderentissimo e la gonna gonfia. Un tempo si dava volume alla sottana sostenendola con sistemi tutt’altro che comodi. Oggi esistono pratiche e gradevoli sottogonne in tulle, con grandi volants, leggerissime. E’ il modello più adatto, anche a spose non esilissime.

Il modello stile Impero si ispira all’epoca di Napoleone Bonaparte. Ha una linea elegantissima, che rende la donna come un giunco. Non è facile da indossare e non a tutte sta bene. Ottimo su una donna molto magra, con poco seno e molto aggraziata. Per esemplificare: l’attrice Audrey Hepburn come ci è stata proposta nel film “Sabrina”.

Il modello peplo, simile alla tunica delle donne dell’antica Grecia, è un abito lineare, arricchito da drappeggi che lo rendono particolarmente elegante.

Mai innamorarsi di un modello prima di aver visionato l’effetto su di sé. Non è detto che debba essere necessariamente virginale, ma se non si sente spiritosa, se non ha dentro di sé quel “inside sexy” vissuto con umorismo e garbo, meglio evitare gli abiti sensuali e maliziosi.

Le scollature, benché ammesse nei limiti del buon gusto, specie se la cerimonia avviene in chiesa, vanno contenute.

Un tempo in chiesa erano vietati gli abiti senza maniche, e ancora oggi quasi tutti gli abiti da sposa prevedono una sia pur corta manica. Per le amanti dello sbracciato (e con braccia armoniose) ci sono delle soluzioni con maniche staccabili, che si possono togliere nel corso del ricevimento.

Gli accessori si devono adattare allo stile dell’abito nuziale.

Le scarpe, generalmente nella stessa tinta dell’abito (bianche o in tinte pastello), devono avere un tacco portabile, adeguato. Tacchi dall’altezza vertiginosa sono sempre da sconsigliare in quanto possono rendere difficoltoso, se non ridicolo, l’incedere.

I guanti, in pizzo o in raso, non possono mancare: corti per gli abiti con la manica lunga, al gomito se la manica è corta, lunghissimi con gli abiti senza maniche.