Questo sito contribuisce alla audience di

Corrispondenza nella storia

Le regole di Orwell. Cari, sinceri, distinti: sono errori di logica da evitare

1940 Le regole dello scrittore

1. Non usate mai una metafora, una similitudine o un modo di dire che siete abituati a vedere stampato; 2. Non usate mai una parola lunga, quando potete usarne una corta; 3. Se è possibile eliminare una parola, eliminatela sempre; 4. Non usate mai una forma passiva, quando potete usare quella attiva; 5. Non usate mai frasi straniere, né parole scientifiche o di gergo, quando potete pensare a un equivalente usuale nella lingua in cui scrivete; 6. Trasgredite anche tutte e cinque le regole precedenti piuttosto di scrivere qualcosa di assolutamente barbaro.( Orwell)

1947 Cari, sinceri distinti… errori di logica

Le lettere non si aprono mai con il pronome io, il più maleducato di tutti i pronomi. Nel testo della lettera diretta a una persona di riguardo, i pronomi e i possessivi vanno scritti con la maiuscola: vederLa, salutarLa, parlarLe. Nelle formule di commiato delle lettere, o come si diceva un tempo, di sottoscrizione, sorvegliarsi attentamente. Cari saluti è un errore di logica: i saluti sono cari a chi li riceve, non a chi li manda. Sinceri saluti è un altro errore di logica: presuppone che ci siano dei saluti non sinceri. Distinti saluti è un altro errore di logica: da quali altri saluti sono distinti quelli che mandiamo noi? Il termine affettuosità fa venire a memoria i gioielli placcati in oro. Cose care è da amiche intime, rimaste allo stile liberty. In un epistolario dell’Ottocento, abbiamo trovato, tra i lezzi del tempo, tuissimo per indicare tutto tuo, più che tuo; a riesumarlo ora, c’è da temere che faccia fortuna un’altra volta. Ma no. Gli aggettivi più sicuri sono: rispettoso, deferente, devoto, cordiale, affettuoso, senza superlativi. (Giovanni Ansaldo, «Il vero signore»)