Lettera: chiusura

Conclusione di una lettera omettendo superlativi e aggettivi non più in uso

La lettera si conclude con sobrietà, omettendo superlativi e aggettivi ormai desueti.

- Saluti affettuosi, cioè a prova di affezione

- Saluti cordiali, vengono dal cuore

- Saluti amichevoli

- Saluti rispettosi

- Saluti devoti

- Tanti saluti

- Saluti fervidi, agli amici

- Distinti saluti o saluti distinti, formule abusate ma valide tanto nella corrispondenza commerciale quanto nelle lettere private

- Sinceri saluti, potrebbero non essere sinceri i saluti?

- Migliori saluti potrebbero essere peggiori?

- Cari saluti, è un non senso: i saluti devono essere cari a chi li riceve, non a chi li esprime. Caro vuol dire: «cui si porta affetto», «amato». Perciò vanno bene: cara mamma, figlio mio caro, caro amico, caro ingegnere.

- Con osservanza, per una richiesta

- In fede, per una dichiarazione

- Ossequi, sottolineano il rispetto, la deferenza. Nelle formule: con ossequio, col massimo ossequio, devoti ossequi, da riservare al superiore, al prelato, alla signora.

La firma, sulla destra, con il nome seguito dal cognome, quando lo scritto, anche se di lavoro, è su carta intestata personale. Si tralascia il cognome quando si scrive a parenti o amici.

Le lettere indirizzate a familiari fanno sorgere qualche perplessità. Se si tratta del marito o della moglie basta il semplice prenome, o: tuo marito, tua moglie (in questo caso senza il nome). Una lettera al figlio porta l’indicazione: tuo padre, tuo papà, tuo babbo, tua mamma, tua madre (senza il nome). Le lettere ai parenti indicano solo il prenome se non esiste il pericolo di confusione.

Nome e cognome a macchina (firma sopra), quando si tratta di lettere di lavoro su carta intestata della ditta. I titoli si omettono, sempre.

Il post-scriptum (P.S.) non deve dilungarsi al punto da costituire una nuova lettera da solo.

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