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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
	<item>
	<title>L’era arcaica</title>
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	<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 09:31:54 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geografia</category><category>era paleozolica</category><category>era primaria</category><category>ere geologiche</category><category>periodi delle ere</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/geo/ARCAI.jpg" class="left" border="0" width="250" height="225" alt="" />Essi sono: l’era arcaica o <em>Archeozoica, </em>l’era primaria o Paleozoica, l’era secondaria o Mesozoica, l’era terziaria o Cenozoica, l’era quaternaria o Neozoica.<br />
A loro volta le ere sono suddivise in fasi più brevi dette periodi e sottoperiodi.<br />
Questa seconda ripartizione si rese indispensabile per rendere possibili precisazioni altrimenti irrealizzabili visto che in Geologia il tempo si misura in milioni di anni per volta.<br />
L’era arcaica da sole è infatti durata più a lungo di tutte le altre che hanno seguito messe insieme.<br />
Com’era la terra nel corso dell’Archeozoico? La superficie terrestre era un’unica immensa distesa di magna incandescente, tormentata da continui sconvolgimenti che portarono, con il raffreddamento, alla formazione di quelle che oggi sono le montagne più antiche del pianeta, che allora dovettero raggiungere grandi altezze e che l’instancabile lavorio dell’erosione ha poi molto ridotto.<br />
Montagne di questo tipo sono visibili <strong>nell’America settentrionale</strong>, in Finlandia, nel Sudafrica, in India ed in Australia.<br />
Nonostante queste difficilissime condizioni ambientali è certo che nel corso dell’era arcaica sulla Terra ci fu già la vita.<br />
Per essere precisi, essa fu nel mare, perché è proprio nel mare e non sulla terraferma, che si originarono quei primissimi esseri dai quali discesero tutti gli organismi viventi sviluppati in seguito.<br />
L’archeozoico terminò solo 500 milioni di anni fa .</p>
 
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	<description>Essi sono: l’era arcaica o Archeozoica, l’era primaria o Paleozoica, l’era secondaria o Mesozoica, l’era terziaria o Cenozoica, l’era quaternaria o Neozoica.
A loro volta le ere sono suddivise[...]</description>
	
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	<item>
	<title>I movimenti della terra</title>
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	<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 09:21:09 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geografia_fisica</category><category>asse terrestre</category><category>moto rivoluzione</category><category>moto rotazione</category><category>moto terrestre</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/geo/MOTORIV.jpg" class="left" border="0" width="146" height="250" alt="" />Inizialmente , quando il nostro pianeta non aveva ancora assunto le caratteristiche che gli conosciamo oggi, esso si muoveva di moto rettilineo, cioè si spostava seguendo una linea retta.<br />
Tuttavia in seguito, l’attrazione esercitata dagli altri corpi celesti, specialmente dal Sole, ha alterato questo spostamento lineare, imprimendogli traiettorie più complesse.<br />
Attualmente <strong>il globo </strong>ruota intorno al Sole e, allo stesso tempo, ruota su se stesso.<br />
Tralasciando tutti gli spostamenti causati da corpi celesti che non siano il Sole, si può affermare che i principali movimenti della Terra sono rappresentati dai moti di rotazione, di rivoluzione, di precessione, di nutazione e di traslazione.<br />
<strong>I moti di rotazione e di rivoluzione </strong>sono i più importanti , perciò se ne scrive a parte.<br />
Circa gli altri tre si deve dire che il moto precessione interessa l’asse terrestre, cioè la linea immaginaria che attraversa il pianeta passando per i due poli ed il centro e che, grosso modo , ricorda quello dell’asse di trottola, se non chè per compiere un ciclo completo l’asse terrestre impiega ben 26000 anni!<br />
Il moto di mutazione è <strong>l’oscillazione dell’asse della Terra</strong>, mentre il moto di traslazione non è limitato unicamente al nostro pianeta ma interessa l’intero sistema solare: è quello spostamento che tutto il sistema solare compie con i suoi componenti, muovendosi in direzione della cosiddetta costellazione  di Ercole.<br />
C’è da aggiungere che in un certo senso, anche la Luna è interessata da quei movimenti che la Terra compie nei confronti del Sole, in quanto anch’essa ruota sul proprio asse e, contemporaneamente, gira attorno alla Terra.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110204092109"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110204092109?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110204092109" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110204092109&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgeo%2Finterventi%2F2011%2F02%2Fi-movimenti-della-terra"/></p>
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	<description>Inizialmente , quando il nostro pianeta non aveva ancora assunto le caratteristiche che gli conosciamo oggi, esso si muoveva di moto rettilineo, cioè si spostava seguendo una linea retta.
Tuttavia in[...]</description>
	
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	<title>Il moto di rivoluzione</title>
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	<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 09:18:22 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geografia_fisica</category><category>come gira la terra</category><category>ideologie diverse</category><category>il moto di rotazione</category><category>il movimento terra</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://static.guide.supereva.it/guide/geo/MMOVTERR.jpg" class="left" border="0" width="218" height="250" alt="" />Girando intorno al Sole, tuttavia, la Terra non descrive un cerchio bensì una elissi cioè una traiettoria ovale detta eclittica perché nel suo piano si verificano quei fenomeni caratteristici detti eclissi.<br />
A proposito di tale traiettoria va detto che anche se non si tratta di una circonferenza…. Lo è quasi, in quanto la deformazione è, in termini astronomici, e quindi in milioni di chilometri, minima.<br />
Tant’è vero che la distanza massima e quella minima che dividono <strong>la Terra </strong>dal Sole sono molto simili.<br />
Comunque nel momento in cui la Terra è più lontana dal Sole ne dista 152 milioni di chilometri.<br />
Il moto di rivoluzione del nostro pianeta è dovuto alla forza d’attrazione esercitata dal Sole sulla Terra stessa.<br />
<strong>Il moto di rotazione</strong><br />
Il moto di rotazione è il movimento che la Terra compie ruotando sul proprio asse.<br />
Tale movimento fu intuito 500 anni prima di Cristo da un astronomo greco di nome Filolao, tuttavia potè essere studiato abbastanza a fondo solo dopo le grandi scoperte di Nicolò Copernico.<br />
Esistono numerose prove dell’esistenza del moto di rotazione, ma le più evidenti sono il succedersi del giorno e della notte in ogni punto della Terra, il variare del peso dei corpi con il graduale avvicinamento ai poli ed infine il fatto che ogni corpo, lasciato cadere, si sposta verso Est.<br />
Ci sono delle prove di Newton per la compressione dei poli, che sono delle vere e proprie prove fisiche.</p>
 
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	<title>La forma della terra</title>
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	<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 09:14:34 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geografia_fisica</category><category>forma terra</category><category>globo</category><category>i poli</category><category>sfericità</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.guide.supereva.it/guide/geo/TERRA.jpg" class="left" border="0" width="250" height="158" alt="" />Il primo ad intuire tale sfericità fu il filosofo greco <strong>Pitagora.</strong>Sino ad allora si era creduto che la Terra fosse piatta, in seguito si dovette attendere sino al sec XII perché il concetto  fosse unanimemente accettato.<br />
Tuttavia ancora all’inizio del 900 fu attribuita una forma sferica un po’ particolare, detta geoide.<br />
Solo ai giorni nostri, grazie alle fotografie scattate dai satelliti artificiali, specialmente dal Vanguard, è stato possibile accertare definitivamente che la Terra ha forma vagamente simile a quella di una pera.<br />
Perché tanto tempo per conoscere la forma esatta del pianeta sul quale viviamo?<br />
In realtà, nonostante le tante grandi conquiste che la scienza ha fatto registrare nel corso della sua storia millenaria, solo negli ultimi anni, grazie all’astronautica, tanti interrogativi sono stati risolti.<br />
Nel corso dei secoli sono state raccolte numerose prove della <strong>sfericità della Terra</strong>.<br />
In ordine di tempo, la prima fu trovata dal filosofo greco Aristotele.<br />
Questi aveva notato che nel corso delle eclissi la Terra proiettava sulla Luna un’ombra che era sempre curva.<br />
Un altro studioso, il siracusano Archimede, trovò un’altra prova quando osservò che la Terra, era costantemente diritta come i raggi di un cerchio.<br />
La prima prova convincente , tuttavia, giunse parecchi secoli dopo; il geografo ed astronomo <strong>Tolomeo</strong> fece rilevare la curvatura dell’orizzonte. </p>
 
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	<item>
	<title>Le migrazioni dei vegetali</title>
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	<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 09:29:39 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geo</category><category>fattori delle migrzioni vegetali</category><category>la migrazione dei vegetali</category><category>vegetazione e ambiente</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/geo/migrve.jpg" class="left" border="0" width="250" height="188" alt="" />E’ infatti proprio la presenza o meno di una folta vegetazione che rende tanto diversi tra loro angoli di paesaggio anche vicinissimi: basti pensare ad una montagna, il cui fondale generalmente è caratterizzato dalle colture, dai centri abitati, dai prati: appena sopra cominciano le folte abetale o i lariceti; quando questi, giunti ad una certa altezza, cominciano a diradarsi, fanno posto ad estensioni più o meno grandi di arbusti, rododendri , piante basse e contorte; quindi è la volta dei pascoli di alta montagna che nei brevi mesi estivi sono frequentati dalle mucche degli alpeggi; quando l’altezza con le sue rigide condizioni ambientali fa si che nemmeno i fiori più tenaci e resistenti trovino un angolo in cui sia possibile sopravvivere, allora ecco iniziare il regno delle nevi perenni e dei ghiacciai.<br />
Tutte queste repentine quanto radicali variazioni del paesaggio sono legate ai mutamenti del <strong>manto vegetale.</strong><br />
Tuttavia non è giusto quanto si crede normalmente, cioè che ogni zona della cresta terrestre sia costantemente abitata dalle stesse specie di vegetali; in altre parole, non è affatto vero che tutte le piante muoiano esattamente nello stesso punto in cui sono nate.<br />
Anche le piante si muovono, sono soggette ad autentiche migrazioni anche se tali spostamenti sono ovviamente più rari ed assai più lenti di quelli di cui sono protagonisti moltissimi tipi di animali.<br />
Le cause e le modalità di tali spostamenti possono essere diversi; un esempio tra i più tipici è offerto dal pino flessibile , una conifera diffusa soprattutto negli Stati Uniti d’America, precisamente sulle <strong>Montagne Rocciose</strong>.<br />
Una piantina che mette le radici nelle rocce si sviluppa così: gradatamente l’alberello cresce, sviluppando i propri rami nella direzione opposta a quella in cui è situato il masso; è a questo punto che piegati dalle continue raffiche di vento, anche i rami finiscono col mettere le radici; con il sopraggiungere dell’inverno, la pianta viene sepolta dalla neve, mentre i rami che non ne sono ricoperti, esposti al freddo ed ai venti secchi, muoiono e sostituiscono così la pietra come strumento di protezione, formando una barriera contro gli elementi ostili.<br />
E’ proprio tale azione protettiva che permette al pino flessibile di perpetuare il proprio ciclo e spostarsi, quindi, continuamente anno dopo anno.<br />
Quello del pino flessibile è solo uno degli esempi di <strong>migrazioni dei vegetali</strong>.<br />
In realtà esistono tutta una lunga e complessa serie di fenomeni per effetto dei quali, ad esempio, piante che sono originariamente di una data regione nel corso di millenni si spostano in zone talvolta lontanissime da quella di nascita.<br />
<strong>Il vento, l’acqua dei fiumi</strong>, le stesse migrazioni di animali possono essere causa  involontaria  delle diffusione di alcuni tipi di piante.<br />
In quanto possono raccogliere i semi e portarli con sé in regioni lontane ma che hanno climi uguali o molto simili a quelli di partenza.<br />
Tutti questi fenomeni dimostrano come nulla in natura sia realmente immobile o del tutto immutabile.</p>
 
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	<description>E’ infatti proprio la presenza o meno di una folta vegetazione che rende tanto diversi tra loro angoli di paesaggio anche vicinissimi: basti pensare ad una montagna, il cui fondale generalmente è[...]</description>
	
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	<title>Le marmitte dei giganti</title>
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	<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 09:26:14 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geo</category><category>erosione e marmitte</category><category>i ghiacciai</category><category>influenza delle acque</category><category>marmitte dei giganti</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/geo/marmitte.jpg" class="left" border="0" width="250" height="187" alt="" />Le marmitte dei giganti sono una caratteristica forma dell’erosione fluviale.<br />
Si tratta di cavità scavate nella roccia dall’azione di acque vorticose che trascinano con sé piccole particelle di pietre, sabbia e ciotoli strappati dalle rive o dal letto nel tratto percorso in precedenza. In certi casi, tuttavia con il termine <strong>marmitte dei giganti </strong>si indicano i buchi cilindrici che si formano lungo i letti dei ghiacciai, in corrispondenza di una cascata che precipiti in un crepaccio e che sia ricca di detriti.<br />
L’acqua dei torrenti di montagna scende in genere con una certa violenza e trascina sempre una grande quantità di pietrisco; in un punto in cui si forma un vortice, i ciotoli vengono scagliati con forza contro la parte rocciosa e fungono da abrasivo, cioè incidono la pietra compiendo tutti quanti sempre la medesima traiettoria.( questo spiega la forma sempre circolare delle marmitte giganti).<br />
Ovviamente l’incisione dovuta ad un singolo ciotolo è poco cosa, ma se si pensa che questo lavorio prosegue incessante giorno e notte per lunghissimi anni, ci si può facilmente dar ragione del curioso fenomeno.<br />
In taluni casi le pareti interne delle c<strong>avità </strong>risultano perfettamente levigate: questo è dovuto alla finezza dei detriti che hanno scavato l’apertura nella roccia.<br />
In certi altri, al centro della cavità, si trova ancora una specie di colonnina di roccia dovuta al fatto che i ciotoli, ruotando, hanno  risparmiato la parte centrale dell’erosione.<br />
Infine, il nome : <strong>perché marmitte dei giganti?</strong> Il nome è dovuto al fatto che le credenza popolari hanno attribuito a dei leggendari giganti la paternità di queste curiosità naturali.</p>
 
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	<description>Le marmitte dei giganti sono una caratteristica forma dell’erosione fluviale.
Si tratta di cavità scavate nella roccia dall’azione di acque vorticose che trascinano con sé piccole particelle di[...]</description>
	
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	<title>La distribuzione dei vegetali sulla terra</title>
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	<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 09:23:02 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geografia</category><category>ambiente e vegetazione</category><category>clima e vegetazione</category><category>la distribuzione dei vegatali</category><category>la vegetazione</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/geo/distrb.jpg" class="left" border="0" width="191" height="250" alt="" />Gli studi di questa particolare branca della <strong>Botanica</strong> si basano soprattutto sul principio che il clima influisce enormemente sulla distribuzione e sullo sviluppo dei vegetali; questi, infatti, sono più sensibili degli animali alle condizioni ambientali poiché, mentre gli animali possono sopravvivere solo se riescono ad adattarsi al clima, della ragione in cui crescono.<br />
Sappiamo inoltre che in una stessa regione, o in più regioni poste alla stessa latitudine, cioè alla stessa distanza dai poli e dall’equatore, la temperatura  può cambiare a seconda dell’altitudine: più precisamente diminuisce via via che l’altitudine aumenta.<br />
Succede però  che per ogni zona climatica esista una data gamma di specie di vegetali che contribuiscono la vegetazione tipica locale.<br />
Così, ad esempio, parlando di vegetazione tropicale si intende l’insieme di piante e fiori che crescono nelle zone vicine ai tropici, mentre parlando di vegetazione alpina si intenderanno tutti i vegetali che crescono esclusivamente o preferibilmente sui monti.<br />
L’aspetto esterno delle piante e dei fiori è legato anch’esso al clima.<br />
Esempi tipici di questa legge naturale li offre la flora alpina; in generale i fiori di montagna hanno corolle più grandi e più vivacemente colorate di quelli della pianura.<br />
Esistono poi numerosi fiori di montagna che, costretti a vivere in condizioni ambientali molto severe, hanno sviluppato particolarissime forme di autodifesa.<br />
E’ facile, per esempio, vederne col gambo ricoperto da folta lanugine per proteggersi dai rigori della temperatura, oppure con il gambo molto basso e le radici molto sviluppato onde attaccarsi più saldamente al terreno e sfruttare al massimo le scarse riserve d’acqua presenti tra gli anfratti rocciosi.<br />
Poiché il clima varia molto col mutare della latitudine a latitudine diverse cambiano di conseguenza anche le rispettive vegetazioni tipiche.<br />
Alle fittissime ed impenetrabili foreste equatoriali, oggi sempre più rare, via via che ci si allontana dall’equatore per avvicinarsi ai poli ci si imbatte in vegetazioni sempre meno fitte e rigogliose per arrivare al limite opposto, rappresentato dalle distese polari, completamente prive o quasi  di vegetazione ai poli gli unici rappresentanti del mondo vegetale sono pochi minuscoli licheni.<br />
Tuttavia non è necessario compiere un viaggio tanto lungo quanto quello dall’equatore <strong>all’Artide o all’Antartide </strong>per osservare l’evolversi del regno delle piante e dei fiori: tutta o quasi questa gamma di esemplari può essere ammirata coprendo una distanza di pochi chilometri ed esplorando i versanti di una montagna dal fondovalle alla vetta.<br />
Infatti, la vegetazione varia anche in funzione dell’altitudine.<br />
Succede così che lungo il versante di una qualsiasi montagna di media altezza dell’arco alpino dall’immaginario fondovalle posto, per esempio, ad un’altitudine di 200 metri sul livello del mare fino a quota 1000 si possono trovare querce , castagni, faggi, betulle ed altre piante comuni anche in pianura dai 1000 ai 2000 metri, si trovano in prevalenza abeti, pini silvestri e larici: dai 2000, fin dove le nevi ed i ghiacci dominano incontrastati, ancora larici con pini cembri , muschi e licheni.<br />
In sostanza si può dire che una montagna alta circa 3000 metri è un po’ una riproduzione, sia pure in scala molto ridotta, dal campionario di fiori e di piante che la natura ha elargito con tanta generosità sul nostro pianeta e dal cui reale valore l’uomo troppo spesso dimostra di dimenticarsi o, in peggio, di non riuscire neppure a capire.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110120092302"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110120092302?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110120092302" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110120092302&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgeo%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fla-distribuzione-dei-vegetali-sulla-terra"/></p>
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	<description>Gli studi di questa particolare branca della Botanica si basano soprattutto sul principio che il clima influisce enormemente sulla distribuzione e sullo sviluppo dei vegetali; questi, infatti, sono più[...]</description>
	
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	<title>L’Atollo</title>
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	<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 10:13:20 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geo</category><category>fondo marino</category><category>le madrepore</category><category>livello mare</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/geo/atollo.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" />Tra le forme della superficie terrestre originate dall’azione costruttrice degli animali, quelle dovute alle <strong>madrepore</strong> sono tra le più curiose e caratteristiche.<br />
In particolare meravigliano gli atolli, isole a forma di anello che racchiudono una laguna talvolta vastissima (anche con diametro di 60 70 chilometri).<br />
L’anello è largo, in media, 300 500 metri e presenta quasi sempre delle interruzioni che, come si trattasse di canali creati appositamente, pongono in comunicazione la laguna con il mare aperto.<br />
La massima parte degli atolli sono situati nell’Oceano pacifico, altri si trovano anche nell’oceano Indiano.<br />
Sono state avanzate numerose teorie per spiegare la formazione di questa starna specie di isole; quella che ha riscosso i maggiori consensi è dovuta a <strong>Charles Darwin.</strong>Il famoso naturalista inglese che nella seconda metà del secolo scorso in pratica rivoluzionò tutte le convinzioni fino ad allora accettate a proposito dell’origine dell’uomo.<br />
Darwin compì un viaggio intorno al globo a scopo di ricerca a bordo di una nave; nel corso di questa spedizione ebbe modo di studiare anche le formazioni coralline dei mari del Sud e giunse alla conclusione che al loro origine sarebbe da porsi in relazione con il graduale sprofondamento del <strong>fondo marino</strong>.<br />
Attorno ad isolotti per lo più di origine vulcanica, vivono i coralli saldamente attaccati alla roccia; questi organismi hanno il loro ambiente di vita solo presso la superficie perciò a mano a mano che il livello del mare di innalza, la costruzione madreporica si accresce di pari passo onde permettere la sopravvivenza dei coralli che vi sono ancorati.<br />
Quando l’isolotto viene completamente sommerso dal mare emergerà solo una corona di terreni <strong>madreporici.</strong></p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110114101320"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110114101320?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110114101320" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110114101320&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgeo%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fl%25e2%2580%2599atollo"/></p>
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In particolare meravigliano gli[...]</description>
	
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	<title>Le stagioni e le posizioni della terra rispetto al sole</title>
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	<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 10:10:38 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geo</category><category>classificazione stagioni</category><category>il sole e la terra</category><category>le stagioni</category><category>rotazione terra</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/geo/lestagioni.jpg" class="left" border="0" width="250" height="250" alt="" />Le stagioni sono i quattro periodi in cui si divide l’arco di tempo  impiegato dalla Terra per compiere un giro di rivoluzione introno al Sole.<br />
Nel corso di tale movimento , <strong>la Terra </strong>assume posizioni continuamente diverse: i due solstizi ed i due equinozi.<br />
Si potrebbe forse credere che all’equatore faccia più caldo che ai poli perché il primo è più vicino degli altri due al Sole, ma in realtà il motivo di tal differenza è un altro.<br />
Infatti, misurandola in chilometri, la differenza della distanza dell’ equatore e dei poli dal sole è grande, ma nell’ambito delle distanze intercorrenti nel sistema solare si tratta di ben poca cosa; di conseguenza quasi irrilevante è la differenza di temperatura ad essa dovuta.<br />
<strong>Il motivo reale </strong>della diversità di temperatura sui può spiegare con un esempio pratico.<br />
Se in un mezzogiorno assolato esponiamo al Sole due pietre lisce a forma di parallelepipedo, appoggiandone una su un a faccia maggiore e l’altra su una delle facce minori, constateremo che dopo breve tempo la prima si sarà riscaldata assai più della seconda.<br />
Oppure se esponiamo al Sole una grossa pietra a forma di sfera , constateremo che la parte maggiormente riscaldata sarà quella superiore.<br />
Da questi due semplici esperimenti potremo trarre un’importantissima conclusione. Il riscaldamento di un corpo da parte dei raggi solari non è determinato dalla sua maggiore o minore vicinanza<strong> al Sole, bensì </strong>dalla posizione delle sue superfici rispetto ai raggi solari: più precisamente, il riscaldamento risulterà tanto maggiore quanto più perpendicolari saranno i raggi solari che lo colpiranno.<br />
Ecco perché nelle zone equatoriali il calore è maggiore che nelle regioni polari .<br />
Le posizioni sono equinozio di primavera dove i raggi solari cadono perpendicolarmente sull’equatore; <strong>solstizio d’es</strong>tate dove l’emisfero settentrionale risulta più colpito dai raggi solari; equinozio d’autunno  dove la posizione è simile a quello primaverile, poi torna il solstizio dove la parte settentrionale non è esposta ai raggi solari.<br />
Per spostarsi dall’una all’altra di queste quattro posizioni la terra impiega sempre lo stesso tempo, cioè un anno.<br />
Si può quindi concludere che l’inclinazione dell’asse terrestre è una delle principali cause del mutare delle stagioni: sole, gelo, acqua, e neve contribuiscono a modificare e trasformare il continuazione la superficie del nostro pianeta.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110114101038"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110114101038?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110114101038" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110114101038&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgeo%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fle-stagioni-e-le-posizioni-della-terra-rispetto-al-sole"/></p>
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	<description>Le stagioni sono i quattro periodi in cui si divide l’arco di tempo  impiegato dalla Terra per compiere un giro di rivoluzione introno al Sole.
Nel corso di tale movimento , la Terra assume posizioni[...]</description>
	
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	<title>Le valanghe</title>
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	<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 10:08:06 GMT</pubDate>
	<dc:creator>Gabriella Casarino</dc:creator>
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    <category>geografia_fisica</category><category>il rimboschimento</category><category>le valanghe</category><category>tipi di valanghe</category><category>valanghe e nevi</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://static.blogo.it/guide/geo/levalanghe.jpg" class="left" border="0" width="250" height="153" alt="" />Le valanghe sono cadute di masse di neve; come per le frane, anche in questo caso il termine indica tanto il fenomeno quanto le sue conseguenze.<br />
Vi sono diversi tipi di valanghe a seconda dei <strong>tipi di neve</strong>.<br />
In una distesa di neve poco compatta si formano granuli che rotolano verso il basso in un modo simile a quello di chicchi di frumento su un piano inclinato.<br />
Quando invece lo strato di neve è compatto si ha uno slittamento di un blocco unico e si parla di slavina.<br />
Tra questi due, che sono i casi tipici, ne esistono parecchi di valanga intermedi.<br />
<strong>La causa principale </strong>delle valanghe, come delle frane, è la forza di gravità.<br />
Altra causa è la pendenza, quanto più un versante innevato è inclinato, tanto maggiori sono le probabilità che si verifichino valanghe.<br />
La messa in moto della neve può essere provocata da cause diverse che rompono l’equilibrio precario in cui si trova la massa nevosa: possono essere il vento, il passaggio di un uomo  o di un animale, un suono.<br />
<strong>Le valanghe </strong>si verificano soprattutto in inverno ed in primavera: quelle invernali sono dovute all’aumento di peso dello strato nevoso in seguito alle nevicate; quelle primaverili al disgelo.<br />
La protezione dalle valanghe è rappresentata da terrazzamenti artificiali , dighe, muriccioli e sbarramenti posti ad intervalli di alcuni metri.<br />
Il rimboschimento è un rimedio una protezione naturale contro i movimenti franosi.<br />
Va notato come i villaggi alpini , anche i più antichi, siano sempre stati collocati in posizioni che tenevano nel massimo conto la minaccia.<br />
Essi, infatti, sorgono generalmente in punti che non ne sono mai colpiti.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20110114100806"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20110114100806?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20110114100806" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20110114100806&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fgeo%2Finterventi%2F2011%2F01%2Fle-valanghe"/></p>
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Vi sono diversi tipi di valanghe a seconda dei tipi di[...]</description>
	
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