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La rivoluzione verde e la globalizzazione degli spazi agricoli

La rivoluzione verde è nata a seguito dei risultati raggiunti negli anni Sessanta dall'ingenieria genetica nei laboratori del Messico, delle Filippine (Los Banios) e degli Stati Uniti, dove vennero messe a punto nuove sementi altamente produttive di riso, grano, mais . Le nuove sementi associate a tecnologie agricole innovative, alla razionalizzazione delle irrigazioni e all'aumento dei fertilizzanti e dei pesticidi hanno prodotto una grande crescita delle produzioni agricole ed una trasformazione dei paesaggi agrari. Nei PVS (paesi in via di sviluppo) questo massiccio trasferimento di tecnologie ha portato all'inseguimento del modello di sviluppo occidentale a scapito delle peculiarità locali e delle esigenze delle piccole aziende agricole.

La produzione mondiale di cereali è passata da 50 milioni di tonnellate annue nel 1950 a 110 milioni di tonnellate nel 1970;
alcuni paesi delle regioni tropicali come l’India, il Pakistan, le Filippine hanno triplicato le produzioni;

la disponibilità alimentare cerealicola media pro-capite è passata da 141 kg a 197 kg.

L’utilizzo delle nuove sementi come il riso IR8, che garantisce tre raccolti annui, se da un lato è venuto incontro ai problemi di sottoalimentazione nei PVS , dall’altro ha presentato un alto costo sociale ed ambientale.

Il programma di innovazione agricola prevedeva infatti:

1) l’incremento nell’uso dei fertilizzanti, portati a 70-90 kg/ha nei paesi sviluppati e a circa 25 kg/ha in quelli in via di sviluppo;

2) un maggior utilizzo di pesticidi;

3) l’ aumento dell’irrigazione e quindi la necessità di utilizzare potenti pompe idrauliche;

4) una sostenuta meccanizzazione delle pratiche agricole.

Dopo i primi grandi successi, le produzioni si sono assestate sui nuovi livelli di produzione che potevano essere incrementati solo con un ulteriore aumento della quantità di fertilizzanti e pesticidi mentre doveva essere potenziata l’irrigazione.

Gli agricoltori dovevano impegnarsi con nuovi investimenti, i piccoli proprietari già indebitati non sono riusciti a fare fronte alle nuove necessità, sono stati costretti a vendere le proprie terre. Gli agricoltori con maggiori disponibilità finanziarie per contro hanno acquistato a basso prezzo questi piccoli appezzamenti, ampliando le loro già grandi aziende.

Il divario tra piccoli e grandi proprietari è progressivamente aumentato, in breve la rivoluzione che doveva sfamare i poveri e garantire una equa distribuzione delle risorse e delle terre è diventata accessibile solo ai ricchi.

La Cina, grazie ai rigidi controlli politici ed economici, è stato l’unico paese dove la rivoluzione verde ha portato dei benefici concreti a tutto il mondo agricolo.

Un esempio può chiarire le problematiche sorte nelle campagne degli gli altri PVS interessati dalla rivoluzione verde: il progetto Muda.

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