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Demografia e potere in Medioriente

Con la nascita degli stati nazionali mediorientali sono emerse le tensioni tra i diversi gruppi etnici che costituivano la popolazione delle nuove unità territoriali. I rapporti di forza, a seguito delle diverse dinamiche demografiche delle comunità cristiane, mussulmane e di quella ebraica, hanno subito rapide trasformazioni.

LIBANO

Nel 1941 all’atto della fondazione del nuovo stato libanese, la Francia favorì la comunità cristiano-maronita. In Parlamento la rappresentanza era regolata dal rapporto di 6 cristiani ogni 5 mussulmani, il Presidente della Repubblica, maronita, aveva ampi poteri di governo mentre era pesantemente discriminato lo sviluppo socio-economico dei mussulmani sciiti e sunniti. Tuttavia nel giro di pochi decenni le variabili demografiche hanno mutato i rapporti di forza.

Se infatti nel 1945 i maroniti erano il 60% della popolazione, nel 1970, a causa degli alti tassi di natalità della popolazione mussulmana e dell’immigrazione dei palestinesi da Israele, erano scesi a poco meno del 30%.

I nuovi pesi demografici, ai quali non corrispose un riequilibrio dei rapporti di potere, furono all’origine della lunga guerra civile.

Oggi i maroniti sono circa il 15% della popolazione e tale percentuale tende a scendere in conseguenza di consistenti emigrazioni. Il Presidente della Repubblica maronita ha ceduto gran parte del potere esecutivo al Consiglio dei Ministri, composto paretitecamente da cristiani e mussulmani, presieduto a sua volta dal Primo ministro mussulmano sunnita.

ISRAELE

In Israele gli inizi del 1900 si contavano 150.000 abitanti, il 40% dei quali ebrei ed il 60% arabi.
Oggi la popolazione conta 5,5 milioni di abitanti, l’80% dei quali è ebreo ed il 18% arabo.

Come è noto in questo caso hanno pesato le politiche demografiche che hanno sollecitato le immigrazioni di ebrei provenienti dall’Europa centro-orientale, dal Nord Africa ed in ultimo degli stati dell’Ex Unione Sovietica.
Nei prossimi decenni tuttavia i rapporti di forza cambieranno ancora, infatti le grandi ondate migratorie sono terminate mentre la popolazione araba cresce molto più rapidamente di quella ebraica : 4% di crescita annua contro l’1,5%.

In Cisgiordania, dove 120.000 coloni ebrei “convivono” con oltre 1,2 milioni di arabi, la debolezza demografica è ancora più evidente.
In Israele stanno inoltre scomparendo gli arabi cristiani che nella Palestina sottoposta al mandato britannico costituiva ancora il 10% della popolazione: a Gerusalemme, dove nel 1922 il 52% della popolazione era cristiana, nel 1990 non raggiunge il 2%.

GIORDANIA e SIRIA

In Giordania e Siria i gruppi etnici sono più omogenei.

In Giordania la metà della popolazione è costituita da profughi palestinesi provenienti dai territori occupati della Cisgiordania, la restante parte dal gruppo etnico arabo di religione sunnita. Il tasso di crescita della popolazione è del 4,9% annuo.

In Siria infine il 90% della popolazione è costituito da arabi di religione sunnita e sciita, mentre il restante 10% è costituito da armeni, curdi (circa 1 milione) e profughi palestinesi.

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