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Diario di un commissario in trasferta

Al termine di ogni anno scolastico l'esame di stato incombe inesorabile sulla testa degli insegnanti. Il Ministero della Pubblica Istruzione decide le nomine (quali sono i criteri per individuare i prescelti e quali quelli per i fortunati esclusi?...chissà!) fuori Provincia, fuori Regione, a discrezione. Il povero docente che non intende sottrarsi al suo dovere presentando un compiacente certificarto medico, accetta la trasferta rassegnato.

Ecco in sintesi le esperienze vissute nelle ultime tre settimane da un commissario esterno di Geografia ……

1) IL VIAGGIO

Ogni mattina si è svegliato alle 5.25; per arrivare alla sede del servizio ha trascorso un’ora e mezza in treno più 20 minuti in autobus (la scuola si trovava, rispetto alla stazione ferroviaria, all’altro capo della città !) per gli spostamenti ha speso ogni giorno circa di 4 ore quando gli orari dei treni e dei bus erano sincronizzati ed i mezzi in orario….

2) INSEDIAMENTO DELLA COMMISSIONE

Nella sede d’esame lo attendevano due classi, 37 studenti complessivi. La commissione ha stabilito il calendario dei lavori ed i professori, che hanno anche una vita propria ed impegni extra-scolastici, si organizzano. Ma ecco che dopo due giorni, con grande tempestività, il MPI ha cambiato le regole con una circolare: non più commissioni-classe (con scrutinio al termine di ogni singola classe con accelerazione dei tempi) ma commissioni unificate (scrutinio delle due classi al termine degli orali). Il calendario è stato quindi cambiato.

3) IL GIOCO DELLE PARTI

Gli scritti si sono svolti senza intoppi (sequestro dei telefonini compreso), le dolenti note sono iniziate con gli orali.
Ognuno doveva interpretare un ruolo : i commissari esterni avevano il compito istituzionale di sondare con puntiglio la preparazione dei candidati, tendere trabocchetti, mettere in discussione i punteggi di ammissione dei consigli di classe;

gli interni per contro dovevano agevolare come partigiani i loro ragazzi.

Questo in teoria, perchè in pratica è accaduto di tutto, i ruoli si sono invertiti e mentre i commissari interni, esacerbati da un anno scolastico frustrante, puntavano i piedi per la bocciatura (”… diamo il buon esempio!”), gli esterni solidarizzavano per la promozione.

Gli schieramenti si sono smembrati, si sono delineate nuove maggioranze …

4) IL COLLOQUIO

Le divergenze si sono ricomposte davanti alla noia mortale che si è diffusa dopo il III°/IV° candidato… i colloqui hanno preso avvio alternando Verga a Levi, Levi a Verga, tutti sviluppati seguendo la scaletta ( anche se ufficialmente non dovrebbe essere neppure pensata!).
Il nostro commissario di geografia che aveva davanti a se una prospettiva di 37 candidati che disquisivano sui -TRASPORTI - aveva due possibilità: soccombere, oppure fare domande su tutti gli argomenti tranne che sui trasporti.

Il nostro ha optato per la seconda ipotesi ( una vera carogna!) ma quando ha visto annaspare i candidati è corso in loro aiuto proponendo una domanda di trasporti… il dramma…, l’argomento a scelta andava peggio di quello proposto.

La commissione ha atteso la successione dei candidati con il fiato sospeso in attesa di un colloquio finalmente originale e brioso, invece anche il 37° ha insistito inesorabile con Verga e trasporti.

5)ANEDDOTI

Il Presidente “per sciogliere il ghiaccio” ha chiesto al candidato che cosa avrebbe fatto dopo gli esami. Risposta: “Vado con gli amici al baretto!”.

Allo studente che ha iniziato il colloquio con Primo Levi e che ha parlato dell’Olocausto in storia, alla domanda di geografia sulle migrazioni ebraiche dopo la seconda guerra mondiale è rimasto di sasso. Israele? Chi era costui?

Al termine dei colloqui la commissione ha deciso all’unanimità di andare a rivedere il film di Daniele Luchetti “La scuola” per immedesimarsi nel ruolo di Silvio Orlando che si batte fino all’ultimo per salvare le sorti di quello studente che in corso d’anno non si è quasi mai visto e che, se presente, non apriva bocca, “…ma che faceva veramente bene la mosca…ZZZZZZ!”.

(Perdonate l’ironia, ma questo intervento è stato scritto a caldo, per la cronaca la nostra commissione ha promosso tutti i candidati e di seguito vi spiego il perchè!!!).

5) CONCLUSIONI

L’Esame di Stato al terzo anno di avvio è ancora una struttura in rodaggio. O meglio, l’esame così come è stato concepito è innovativo e ricco di potenzialità per lo studente che vuole raggiungere un buon risultato finale. Il problema è che la scuola non lo prepara ad affrontare la prova.

L’interdisciplinarietà è un’utopia, il candidato si presenta al colloquio come un dilettante allo sbaraglio, le tesine probabilmente non vegono neppure lette dai docenti(certe enormità sarebbero evitate).

Chi insegna sa bene che la maggioranza dei docenti coltiva gelosamente il suo orticello e che non ama interferenze mentre solo pochi volenterosi tentano un collegamento trasversale tra le discipline.

L’Esame di Stato mi sembra quindi un cappello troppo grande rispetto alla struttura che lo sorregge, disarmonico. Credo che sarebbe stato molto più utile procedere innanzi tutto alla riforma dei curricoli e del sistema scolastico e poi tarare su queste basi l’esame finale, in modo da renderlo veramente efficace alla valutazione di capacità, competenze e conoscenze.

A queste condizioni non si può pretendere che la commissione d’esame, ed in particolare i commissari esterni, raddrizzino le storture di tutto il sistema.

E voi che cosa ne pensate? Scrivetemi! Vi aspetto.

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