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L'Indice di Sviluppo Umano - ISU -

A partire dal 1990, su iniziativa del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (PNUS) è stato messo a punto l'Indice di Sviluppo Umano, ISU, un indicatore composto calcolato su base annua . L'indice si sostituisce alla classifica quantitativa tra stati ricchi e poveri calcolati esclusivamente sulla base del reddito e del PIL, ed introduce alcuni parametri in grado di valutare gli aspetti qualitativi del benessere della popolazione relativi alla salute, all'ambiente , all'alimentazione, all'istruzione, agli squilibri socio-economici. Su questa base viene stilata annualmente una graduatoria.

L’ISU tiene conto di tre elementi:il livello di salute, il livello di istruzione, il PIL per abitante.

Il livello di salute è calcolato indirettamente attraverso il dato relativo alla speranza di vita alla nascita.
Si tratta di un indicatore che , date le condizioni economiche e socio-sanitarie di un determinato paese, permette di fare delle previsioni sulla speranza di vita che ha un bambino appena nato.
I valori variano per esempio dai 38,7 anni in Sierra Leone ( dove muoiono 262 bambini su 1.000 al di sotto dei 5 anni) agli 80 anni della Svezia .

Il livello d’istruzione è rappresentato dal tasso di alfabetizzatione degli adulti e del numero medio di anni di studio. Si tratta di un unico indice che deriva dalla ponderazione dei primi due: al primo viene attribuito un peso di 2/3, al secondo di 1/3.
Il dato appare ancora più significativo se viene scomposto tra popolazione maschile e femminile. Nei pasi in via di sviluppo le donne vivono infatti in condizioni di svantaggio ed hanno un minore accesso all’istruzione. Pensiamo al caso limite dell’Afganistan dove le scuole femminili sono state chiuse e l’istruzione femminile viene diffusa attraverso una rete clandestina.

Il PIL per abitante viene calcolato sulla base di due trasformazioni del dato:
1) una per tenere conto del potere d’acquisto della moneta locale in modo che non venga penalizzata da un rapporto di cambio sfavorevoe;
2) la seconda per valorizzare il fatto che l’incremento del reddito non aumenta il benessere in modo lineare.
Un incremento del reddito di 1.000 dollari assume un significato diverso nel bilancio di una famiglia se il reddito di partenza è di 1.000 dollari (+ 100%) oppure di 20.000 dollari ( + 5%).

ESEMPIO

Si prende il valore massimo e minimo registraro da un indicatore, la speranza di vita alla nascita:

Giappone = 78,6 anni
Sierra Leone=42 anni.

Per calcolare l’ISU del Marocco , la cui popolazione ha una speranza di vita di 62 anni, le operazioni sono le seguenti:

(78,6 - 62): (78,6-42)= 0,45

mentre l’ISU del Giappone sarà pari a 0

(78,6-78,6) : (78,6-42) = 0

Dopo aver calcolato con lo stesso metodo gli altri due indici, si fa la media dei valori ottenuti e la si sottrae a 1. L’ISU varia quindi tra 0 e 1, quanto più si avvicina all’unità, tanto maggiore è lo sviluppo umano del paese preso in considerazione.

L’indice può essere arricchito per tenere conto delle disparità tra uomini e donne, scomponendo i tre indicatori tra maschi e femmine. La condizione di svantaggio delle donne aumenta scendendo verso le posizioni basse della classifica.

Alcuni esempi chiariscono il problema: il Kenya ha un valore ISU standard pari a 0,366 che corretto sulla base delle disparità sessuali diventa 0,215 ;
l’Italia ha dei valori rispettivamente di 0,922 e di 0,772;
la Svezia rispettivamente 0,978 e 0,938.

CONCLUSIONI

L’ISU è un buon indicatore, molto efficace dal punto di vista didattico e divulgativo per la faciltità di lettura e per l’immediatezza del messaggio che trasmette.
Si tratta tuttavia di una elaborazione di dati statistici “spalmati uniformemente” sul territorio.
Non vengono infatti evidenziati gli squilibri geografici presenti all’interno dei singoli territori nazionali mentre sappiamo per esempio che negli Stati Uniti esistono sacche di povertà da Terzo Mondo e che il GAP socio-economico tra la Calabria e la Lombardia non è trascurabile.

Tutto questo non emerge da una analisi della tabella annuale dell’ISU. Il passaggio ad una scala di indagine regionale richiedrà quindi strumenti di indagine più analitici e dati disaggregati.

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