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Bangladesh, alle foci del Gange

Il Bangladesh è uno dei paesi più densamente popolati del mondo. Nel 1950 i suoi abitanti registravano una densità di 321/kmq, nel 1995 sono passati a 890/kmq (in Italia la densità media è di 182 ab/kmq). Il 71% della popolazione è dedito all'agricoltura, praticata con metrodi tradizionali su piccoli appezzamenti. Le aziende agricole sono condotte dai nuclei famigliari, ogni metro quadrato di territorio è prezioso e l'irrigazione permette a malapena di soddisfare la domanda alimentare interna. Questo quando il monsone umido arriva puntale e non sprigiona una energia distruttrice.

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Il Bangladesh ha la “sfortuna” di occupare la parte terminale del bacino idrografico del Gange, il cui tratto a monte viene controllato dal potente vicino indiano.

Seguendo la politica dei “nuovi templi”, nel 1974 a 18 km dal confine con il Bangladesh l’India ha costruito la grandiosa diga di Farakka che devia gran parte delle acque del Gange verso Calcutta.

In conseguenza di quest’opera, durante la stagione secca la portata del fiume in Bangladesh è calata del 70%.

Il minor apporto idrico ha determinato un incremento della salinizzazione dei suoli, una conseguente riduzione della fertilità degli stessi, minori produzioni cerealicole per ettaro. L’economia tradizionale, priva di risorse finaziarie necessarie agli investimenti per l’acquisto di pompe idrauliche e per la realizzazione di pozzi pù efficienti, ha visto rotto il fragile equilibrio sul quale si reggeva.

Per 40 milioni di contadini del Bangladesh infatti le acque del Gange costituiscono l’unica risorsa idrica disponibile nel corso dei 5 mesi della siccità invernale. Migliaia di famiglie sono state portate alla fame e costrette ad emigrare verso le baraccopoli delle grandi città, Calcutta e Dacca.

Il dannno economico è stato stimato intorno ai 4 miliardi di dollari annui.

Dopo anni di crescenti tensioni e di proteste ufficiali, nel 1996 è stato stipulato un trattato internazionale con il quale l’India si impegnava a lasciare al Bangladesh metà dell’acqua che arriva alla diga di Farakka. Il trattato tuttavia non impedisce all’India di costruire delle dighe a monte della stessa riducendo tale quantità.

I conflitti internazionali sulla gestione del bacino idrografico del Gange non si limitano alla disputa “vitale” sui metri cubi d’acqua.

Il Gange infatti è un fiume molto inquinato:
attraversa i territori più fertili e produttivi dell’India settentrionale, lungo il suo corso si scaricano enormi quantità di residui da fertilizzanti e pesticidi, raccoglie gli scarichi industriali ed urbani di città milionarie: la contaminazione è altissima!!

Nell’immediato futuro il tasso di inquinamento è destinato ad aumentare, si stima infatti che entro i prossimi venti anni il bacino del Gange accoglierà sul suo territorio oltre un miliardo di abitanti.

A queste condizioni possiamo immaginare un futuro di riscatto economico e sociale per la popolazione del Bangladesh?

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