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L'agricoltura di piantagione nei paesi in via di sviluppo

L'agricoltura di piantagione destina tutti i suoi prodotti all'esportazione. Predilige la localizzazione lungo le coste e le vie navigabili interne, riproponendo il modello dello sfruttamento coloniale del passato quando i colonizzatori mettevano a coltura i territori in funzione della loro accessibilità. Basta guardare i tracciati delle linee ferroviarie dei paesi africani ! Si tratta delle cosidette linee ad albero o ad imbuto, dove varie diramazioni in partenza dalle aree di produzione, convergono verso un unico asse che porta al porto commerciale di esportazione. Ancora oggi il sistema viario africano risente di questo retaggio, le linee ferroviarie non servono i villaggi e la loro popolazione, ma collegano le aree di produzione ai porti costieri.

L’agricoltura di piantagione si è sviluppata in epoca coloniale ma a partire dagli anni ‘50 ha subito alcune radicali trasformazioni.

Nelle campagne del Terzo Mondo, grazie ai finanziamenti elargiti dagli organismi internazionali quali ONU, FAO, Banca Mondiale, è iniziata una intensa attività di investimento nelle infrastrutture.

Sono stati realizzati porti, vie di comunicazione, opere irrigue. La disponibilità di capitali ha dato avvio alla Rivoluzione Verde, che ha portato all’accorpamento dei piccoli appezzamenti e all’introduzione su vasta scala di innovative tecniche agricole.
Queste richiedono strumenti produttivi forniti dalle grandi imprese multinazionali del settore che sono così penetrate nei Paesi in Via di Sviluppo PVS. Attraverso il controllo dei terreni, la grande impresa straniera ha potuto modificare i regimi colturali e diversificare la produzione per soddisfare la domanda dei mercati mondiali.

L’affermazione di questo sistema ha sollecitato l’emigrazione di vaste masse di popolazione fornitrici di mano d’opera agricola:

cinesi verso la Malesia e l’Indonesia;
in Costa d’Avorio i lavoratori provenienti dai paesi limitrofi sono oltre il 50% di quelli complessivi;
dalle campagne, abbandonate dalle colture di sussistenza, folle umane si sono riversate nelle città portando nei PVS all’esplosione demografica delle aree urbane.

L’agriicoltura di piantagione produce un numero limitato di prodotti e la razionalizzazione del settore ha individuato alcune grandi regioni agricole con specializzazione monocolturale, situate per lo più nella fascia intertropicale umida:

a) caucciù nel sud-est asiatico (Malesia ed Indonesia)

b) cacao nei paesi africani affaciati sul Golfo di Guinea ed in Brasile

c) palma da olio in Malesia

d) canna da zucchero nei Caraibi ed in Brasile

e) caffè in Brasile, in Colombia e nella Costa d’Avorio

f) arachidi in Senegal

g) banane in Costa d’Avorio e Costarica.

In questi paesi la quota di superficie utile occupata dalle piantagioni varia: si passa dal 20% delle terre arabili in India ed in Indonesia, al 40% della Costa d’Avorio e della Colombia, ad oltre il 50% del Brasile e della Malesia, al 98% dell’isola di Maurizio.
Per contro in questi paesi lo spazio e gli investimenti destinati all’ agricoltura di sussistenza sono progressivamente diminuiti.

Il caso del Senegal.

Commenti dei lettori

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  • caxone

    04 Feb 2009 - 13:31 - #1
    0 punti
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    fottiti

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