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Senegal : il paese delle arachidi

Il Senegal si trova nell'Africa occidentale ed è caratterizzato da un territorio prevalentemente pianeggiante dal quale emerge un unico sistema montuoso, il Futa Djalon. Il clima presenta sensibili variazioni: nelle regioni settentrionali domina il paesaggio del sahel con 400mm annui di piogge prevalentemente estive, regno dell'aridocoltura dei cereali e delle arachidi; in quelle meridionali, più umide, grazie a 2000 mm di piogge uniformemente distribuite nel corso dell'anno, si trova la foresta pluviale e viene coltivato il riso; nella fascia intermedia il paesaggio della savana permette la coltivazione del cotone. Repubblica indipendente dal 1960 sotto la presidenza di L.S.Senghor, il Senegal è un paese povero e dispone di limitate risorse naturali.

Il settore agricolo occupa il 70% della popolazione attiva e la struttura agraria affianca alle cooperative sovvenzionate dalla Stato ispirate al modello socialista, settori di grande arretratezza dove sopravvivono vincoli semifeudali e latifondistici.

Il paese ha mantenuto stretti rapporti commerciali con l’antico colonizzatore: la Francia è infatti il principale partner commerciale, assorbe il 32% delle esportazioni e copre il 36% delle importazioni.

La bilancia commerciale è deficitaria ed i rapporti commerciali internazionali sono caratterizzati da uno scambio ineguale: arachidi, prodotti ittici e fosfati in cambio di macchinari, tecnologie e petrolio.

Il Senegal esporta arachidi, pesce fresco e conservato, fosfati e prodotti dell’industria petrolchimica che utilizza materie prime importate.
Importa beni strumentali, carburanti e generi alimentari che coprono un terzo del fabbisogno alimentare.

Il carattere monocolturale dell’agricoltura commerciale penalizza ulteriormente la ragione di scambio.

Le piantagioni di arachidi, che occupano il 40% delle terre coltivate, assorbono la maggior parte degli investimenti.
Per incrementare ulteriormente le produzioni, in associazione con il Mali e la Mauritania, il Senegal ha intrapreso una serie di grandi opere idrauliche sul fiume Senegal che, una volta ultimate, dovrebbero recuperare all’agricoltura monocolturale di piantagione oltre 500.000 ha di terreni semidesertici.

La frontiera agricola verrebbe quindi spostata verso l’entroterra settentrionale, innescando quei processi di disequilibrio territoriale che sono state la causa della desertificazione e delle carestie degli anni ‘70 ed ‘80.

Per contro l’agricoltura di sussistenza che produce miglio, manioca e riso per il fabbisogno della popolazione, non riceve adeguati sostegni finanziari ed il paese è costretto ad importare i generi alimentari di prima necessità.

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