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La fragile frontiera settentrionale dell'Afghanistan

«Poiché le droghe raggiungono piazze d’Europa e d’America, distruggendo le vite degli infedeli, il commercio di droghe è un Santo Commercio». Così i Talebani Afghani giustificano il sostegno e la partecipazione al traffico di droga. Da Kabul il 90% dell'eroina esportata valica i confini settentrionali del paese, attraversa i territori dell l'Uzbekistan e del Tagikistan e giunge alla Repubblica Russa. Da qui la droga viene smistata nei paesi dell'Europa dell'Est, che fanno da tramite con l'Occidente.

Gli organismi internazionali hanno cercato di contrastare i flussi di eroina che percorrono la via della droga asiatica sulle orme di quella che un tempo veniva chiamata “Via della Seta “.
L’ONU attraverso il Programma per il controllo delle droghe, ha finanziato i Talebani in cambio della loro promessa di convertire le coltivazioni di papavero da oppio in produzioni agricole per alimentare la popolazione.
I Talebani hanno potuto così utilizzare decine di miliardi per acquistare armi ed installare laboratori per la raffinazione dell’eroina, mentre la produzione di oppio è progressivamente aumentata.

L’Afghanistan confina a nord con l’Uzbekistan e il Tagikistan.
Si tratta di paesi a maggioranza islamica non integralista, che posseggono strutture istituzionali laiche, simili a quelle europee, che hanno avviato processi di democratizzazione.

I due paesi si oppongono ai narcotrafficanti afghani ma, a causa della dilagante corruzione che trova facile terreno nei paesi poveri, la loro azione risulta poco efficace.
La morfologia del territorio inoltre non viene in aiuto.Controllare la frontiera è infatti un’impresa molto difficile.

Pensiamo al Tagikistan che deve controllarne 1500 km che scorrono lungo il crinale del Pamir, le cui vette raggiungono i 6.723 metri di quota ( Picco Karl Marx ), ed attraversano i deserti dei bassopiani.
Scarsamente abitato, il paese che registra un PNL/pro capite di 330 dollari annui non ha risorse sufficienti per mantenere un adeguato esercito di confine. Di fatto contingenti russi sono presenti sul suo territorio e svolgono le normali funzioni di polizia.

L’Uzbekiztan controlla i restanti 200 km di confine, una frontiera strategicamente importante per i narcotrafficanti di Kabul in quanto si trova a ridosso di vie di comunicazioni che fanno capo a Dusambe ( capitale del Tadzikistan che si raggiunge più facilmente attraverso il territorio uzbeco ), e a Samarcanda.
Da qui vie di comunicazione stradali e ferroviarie si dirigono verso il Mar Caspio, lo attraversano, raggiungono Baku e quindi la Turchia.
Oppure da Samarcanda prendono direzione nord-est verso Taskent, attraversano il Kazakistan e giungono a Mosca.

Un tempo lungo questi itinerari viaggiavano le spezie e la seta dirette verso il ricco Occidente, oggi viaggiano le droghe grazie ad una efficente organizzazione di narcotrafficanti che hanno tessuto una fitta rete di collaborazione con i governi locali.
La Via delle droga ha quindi aperto la strada alla Via delle Armi che, aproffittando del disfacimento dell’esercito sovietico, non ha avuto problemi a rifornirsi di materia prima e raggiungere i mercati.
Il controllo di questi percorsi diventa oggi particolarmente importante alla luce delle strategie militari che l’America e la Nato stanno predisponendo per isolare l’Afghanistan.

Aiutare il Tagikistan e l’Uzbekistan a controllare la frontiera diventerà un’esigenza prioritaria.

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